“Sta­re in pie­di è più che sta­re eretti”

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Sicher stehen, aktiv teilnehmen – das passende Stehsystem für jede Entwicklungsphase - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz 2
Fon­te: Sun­ri­se Medi­cal — Lec­key Squiggles+

Chi può sta­re in pie­di di soli­to non ci pen­sa. Ci si alza, si pren­de una taz­za dal­l’ar­ma­dio, si mesco­la in padel­la, ci si gira ver­so qual­cu­no duran­te una con­ver­sa­zio­ne o ci si alza per un momen­to per­ché sta­re sedu­ti a lun­go diven­ta sco­mo­do. Sta­re in pie­di fa par­te del­la quo­ti­dia­ni­tà in modo così natu­ra­le che il suo signi­fi­ca­to diven­ta spes­so visi­bi­le solo quan­do non è pos­si­bi­le o lo è solo con supporto. 

Per le per­so­ne con mobi­li­tà ridot­ta, sta­re in pie­di può quin­di esse­re mol­to più di una misu­ra tera­peu­ti­ca. Può soste­ne­re il cor­po, faci­li­ta­re la vita quo­ti­dia­na e con­sen­ti­re nuo­ve for­me di par­te­ci­pa­zio­ne. Allo stes­so tem­po, sta­re in pie­di non è un obiet­ti­vo fine a sé stes­so. Deve adat­tar­si alla per­so­na, alla situa­zio­ne fisi­ca e alla vita quotidiana. 

È pro­prio qui che sta la sfi­da. Non tut­ti i mez­zi ausi­lia­ri sono adat­ti a ogni per­so­na. Non tut­te le fun­zio­ni di posi­zio­ne eret­ta ven­go­no effet­ti­va­men­te uti­liz­za­te nel­la vita quo­ti­dia­na. E non tut­te le buo­ne idee teo­ri­che fun­zio­na­no poi tra il tavo­lo del­la cuci­na, l’au­la sco­la­sti­ca, il posto di lavo­ro, i tra­sfe­ri­men­ti, lo spa­zio limi­ta­to e i gior­ni in cui l’e­ner­gia sem­pli­ce­men­te non è sufficiente. 

Il cor­po ha biso­gno di alternanza

Dal pun­to di vista pro­fes­sio­na­le, sta­re in pie­di rego­lar­men­te può sup­por­ta­re diver­se fun­zio­ni cor­po­ree. Tra que­ste, la cir­co­la­zio­ne, la respi­ra­zio­ne e la dige­stio­ne. Inol­tre, può pre­ve­ni­re le contratture. 

Una con­trat­tu­ra è l’ac­cor­cia­men­to o il restrin­gi­men­to di un tes­su­to, ad esem­pio un musco­lo, un ten­di­ne o i lega­men­ti. Por­ta a una limi­ta­zio­ne del movi­men­to o a una defor­mi­tà for­za­ta nel­le arti­co­la­zio­ni adia­cen­ti. Le con­trat­tu­re pos­so­no esse­re rever­si­bi­li o irreversibili.- 

Nei bam­bi­ni si aggiun­ge un’ul­te­rio­re dimen­sio­ne. Sono in cre­sci­ta. Il loro cor­po si svi­lup­pa, le loro ossa e arti­co­la­zio­ni cam­bia­no, la loro per­ce­zio­ne del mon­do vie­ne costan­te­men­te rior­ga­niz­za­ta. Se un bam­bi­no non può sta­re in pie­di auto­no­ma­men­te, si pone quin­di pre­co­ce­men­te la que­stio­ne di come la posi­zio­ne eret­ta pos­sa esse­re sup­por­ta­ta in modo signi­fi­ca­ti­vo. Non si trat­ta di uti­liz­za­re un mez­zo ausi­lia­rio il più rapi­da­men­te pos­si­bi­le, ma di con­si­de­ra­re per tem­po le pos­si­bi­li­tà di svi­lup­po. Soprat­tut­to nei bam­bi­ni pic­co­li, sta­re in pie­di può esse­re signi­fi­ca­ti­vo, tra l’al­tro, per lo svi­lup­po del­l’an­ca. Se l’an­ca non è suf­fi­cien­te­men­te cari­ca­ta o gui­da­ta, a secon­da del­la situa­zio­ne, pos­so­no veri­fi­car­si malformazioni.
Mol­ti geni­to­ri accol­go­no il pri­mo mez­zo ausi­lia­rio con riser­va. Que­sto è com­pren­si­bi­le. Un mez­zo ausi­lia­rio ren­de visi­bi­le che un bam­bi­no ha biso­gno di sup­por­to. Soprat­tut­to il pas­sag­gio dal pas­seg­gi­no a una sedia a rotel­le, a un deam­bu­la­to­re o a un altro tipo di assi­sten­za può esse­re emo­ti­va­men­te dif­fi­ci­le. Tut­ta­via, que­sti mez­zi offro­no ai bam­bi­ni l’ac­ces­so a espe­rien­ze, movi­men­ti e situa­zio­ni quo­ti­dia­ne che altri­men­ti potreb­be­ro man­ca­re. La pre­oc­cu­pa­zio­ne che un mez­zo ausi­lia­rio pos­sa ridur­re la moti­va­zio­ne a impa­ra­re a cam­mi­na­re è com­pren­si­bi­le. In pra­ti­ca, tut­ta­via, si osser­va spes­so che i bam­bi­ni che voglio­no cam­mi­na­re e che han­no i requi­si­ti fisi­ci per far­lo non per­do­no que­sto obiet­ti­vo solo per­ché usa­no un mez­zo ausi­lia­rio. Un mez­zo ausi­lia­rio non sosti­tui­sce lo svi­lup­po. Piut­to­sto, può aiu­ta­re a ren­de­re pos­si­bi­li i pas­si di sviluppo.
Tut­ta­via, è neces­sa­ria cau­te­la. Sta­re in pie­di non deve mai esse­re for­za­to. Se esi­sto­no già con­trat­tu­re o la capa­ci­tà di cari­co osseo è limi­ta­ta, un’ap­pli­ca­zio­ne erra­ta può cau­sa­re dan­ni. Soprat­tut­to nel­le per­so­ne che stan­no a lun­go in sedia a rotel­le, le ossa pos­so­no esse­re più fra­gi­li. Lavo­ra­re con for­za con­tro le resi­sten­ze non è quin­di una solu­zio­ne. Sta­re in pie­di deve esse­re gesti­to da pro­fes­sio­ni­sti e costrui­to con cura. 

Quan­do sta­re in pie­di acqui­sta sen­so nel­la vita quotidiana

Un mez­zo ausi­lia­rio da solo non fa anco­ra la dif­fe­ren­za. Può sta­re in una stan­za, esse­re tec­ni­ca­men­te con­vin­cen­te, offri­re mol­te fun­zio­ni e tut­ta­via ave­re scar­so effet­to se non vie­ne qua­si uti­liz­za­to nel­la vita quo­ti­dia­na. Sta­re in pie­di diven­ta vera­men­te uti­le solo se è pos­si­bi­le rego­lar­men­te e vie­ne asso­cia­to a un’at­ti­vi­tà signi­fi­ca­ti­va. Que­sto pun­to è cen­tra­le soprat­tut­to nei bam­bi­ni. Nes­sun bam­bi­no ama sta­re in pie­di solo per­ché gli adul­ti dico­no che è tera­peu­ti­ca­men­te uti­le. Sta­re in pie­di non dovreb­be quin­di esse­re vis­su­to come un eser­ci­zio obbli­ga­to­rio. I bam­bi­ni voglio­no gio­ca­re, sco­pri­re, par­te­ci­pa­re. Se sta­re in pie­di vie­ne asso­cia­to a un’e­spe­rien­za posi­ti­va, l’at­teg­gia­men­to cam­bia. For­se un bam­bi­no dise­gna al tavo­lo nel deam­bu­la­to­re, aiu­ta a mesco­la­re l’im­pa­sto, lavo­ra su un pic­co­lo ban­co da lavo­ro o dipin­ge uno spec­chio con la schiu­ma da bar­ba. Situa­zio­ni così sem­pli­ci, a vol­te anche gio­co­se, pos­so­no aiu­ta­re a dare un’ac­ce­zio­ne posi­ti­va allo sta­re in piedi.
Nel­la con­su­len­za, fac­cia­mo ripe­tu­ta­men­te l’e­spe­rien­za che i geni­to­ri non sem­pre rico­no­sco­no imme­dia­ta­men­te la con­nes­sio­ne tra l’u­so di un mez­zo ausi­lia­rio e lo svi­lup­po fisi­co del loro bam­bi­no. Un ausi­lio per la posi­zio­ne eret­ta non deve com­pli­ca­re la vita fami­lia­re, ma sup­por­ta­re lo svi­lup­po e la quo­ti­dia­ni­tà. All’i­ni­zio è spes­so neces­sa­ria pazien­za. I tra­sfe­ri­men­ti devo­no esse­re impa­ra­ti, le rou­ti­ne non nasco­no da sole, e non tut­ti i bam­bi­ni tro­va­no subi­to pia­ce­vo­le sta­re in pie­di. Pic­co­le uni­tà rego­la­ri pos­so­no esse­re più pre­zio­se nel­la vita quo­ti­dia­na di un pia­no ambi­zio­so che dopo poco tem­po non è più realizzabile. 

Gli adul­ti stan­no in pie­di in modo diverso

Negli adul­ti, il focus si spo­sta. La cre­sci­ta e lo svi­lup­po sono meno in pri­mo pia­no, men­tre lo sono l’au­to­no­mia, l’i­do­nei­tà alla vita quo­ti­dia­na e le atti­vi­tà con­cre­te. Una fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta inte­gra­ta nel­la sedia a rotel­le, ad esem­pio, può diven­ta­re inte­res­san­te lad­do­ve assu­me una fun­zio­ne nel­la vita quo­ti­dia­na: in cuci­na, duran­te la spe­sa, quan­do si fa il buca­to, al lavo­ro o nel­le man­sio­ni dome­sti­che. Se una per­so­na può pas­sa­re dal­la posi­zio­ne sedu­ta a quel­la eret­ta sen­za dover esse­re tra­sfe­ri­ta in un dispo­si­ti­vo sepa­ra­to, sta­re in pie­di diven­ta più facil­men­te acces­si­bi­le. Non deve esse­re pia­ni­fi­ca­to come una misu­ra iso­la­ta, ma può esse­re inte­gra­to in un’at­ti­vi­tà. Que­sto è spes­so ciò che deci­de se una fun­zio­ne vie­ne uti­liz­za­ta o meno.
Per le per­so­ne con movi­men­ti invo­lon­ta­ri del­le gam­be, una peda­na per la posi­zio­ne eret­ta ben adat­ta­ta può esse­re un sol­lie­vo. Se le gam­be sono sta­bil­men­te gui­da­te, que­sto può dare tran­quil­li­tà e foca­liz­za­re l’at­ten­zio­ne su un’at­ti­vi­tà. Il pun­to cen­tra­le è quin­di ciò che diven­ta pos­si­bi­le gra­zie alla posi­zio­ne. Non tut­te le per­so­ne uti­liz­za­no una fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta per gli stes­si moti­vi. Per alcu­ni, l’e­qui­li­brio del­la salu­te è in pri­mo pia­no. Per altri, signi­fi­ca poter svol­ge­re un com­pi­to sen­za aiuto.
Spes­so in que­sto con­te­sto si par­la anche di incon­tro “ad altez­za occhi”. L’im­ma­gi­ne è for­te, ma non del tut­to sem­pli­ce. Un incon­tro pari­ta­rio non nasce solo dal­l’al­tez­za del cor­po. Nasce dal rispet­to, dal­l’at­ten­zio­ne e dal­la dispo­ni­bi­li­tà a impe­gnar­si l’u­no con l’al­tro. Dal pun­to di vista pro­fes­sio­na­le, la doman­da più impor­tan­te è soli­ta­men­te cosa una per­so­na pos­sa con­cre­ta­men­te fare gra­zie alla fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta, cosa pri­ma non era pos­si­bi­le o lo era solo con supporto. 

Tra desi­de­rio, pos­si­bi­li­tà e finanziamento

Quan­do si discu­te di un mez­zo ausi­lia­rio, spes­so si incon­tra­no diver­si livel­li. C’è il desi­de­rio di mag­gio­re auto­no­mia o svi­lup­po. Ci sono con­si­de­ra­zio­ni medi­che e tera­peu­ti­che. C’è l’am­bien­te con le sue pos­si­bi­li­tà e i suoi limi­ti. E non da ulti­mo la que­stio­ne del finanziamento.
Nei bam­bi­ni e negli ado­le­scen­ti, la posi­zio­ne eret­ta vie­ne spes­so valu­ta­ta in rela­zio­ne allo svi­lup­po, alla tera­pia o a misu­re medi­che. Negli adul­ti, tut­ta­via, un finan­zia­men­to tra­mi­te l’as­si­cu­ra­zio­ne per l’in­va­li­di­tà è pos­si­bi­le solo se la fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta è neces­sa­ria per l’at­ti­vi­tà lavo­ra­ti­va o per le man­sio­ni dome­sti­che. Per le per­so­ne inte­res­sa­te e i loro fami­lia­ri, que­sto non è sem­pre faci­le da com­pren­de­re, soprat­tut­to per­ché l’im­por­tan­za per la salu­te del­lo sta­re in pie­di non scom­pa­re sem­pli­ce­men­te al com­pi­men­to del 20° anno di età.
Pro­prio per que­sto è impor­tan­te una con­su­len­za accu­ra­ta. Non tut­te le for­ni­tu­re desi­de­ra­te pos­so­no esse­re finan­zia­te. Allo stes­so tem­po, ci sono spes­so diver­se stra­de che pos­so­no esse­re esa­mi­na­te. A vol­te ci sono pos­si­bi­li­tà di finan­zia­men­to alter­na­ti­ve, ad esem­pio tra­mi­te fon­da­zio­ni o enti di sup­por­to. È impor­tan­te che le per­so­ne inte­res­sa­te e i loro fami­lia­ri sia­no infor­ma­ti in modo tra­spa­ren­te e com­pren­da­no qua­li pos­si­bi­li­tà sono realistiche. 

La solu­zio­ne giu­sta è rara­men­te la più spettacolare

Nel­la for­ni­tu­ra di mez­zi ausi­lia­ri, la solu­zio­ne tec­ni­ca­men­te più impres­sio­nan­te sem­bra rapi­da­men­te la miglio­re. Più fun­zio­ni, più pos­si­bi­li­tà, più mobi­li­tà. Spes­so la solu­zio­ne miglio­re non è la più spet­ta­co­la­re, ma quel­la che vie­ne uti­liz­za­ta in modo affi­da­bi­le. Nei bam­bi­ni, un mez­zo ausi­lia­rio deve poter tene­re il pas­so con lo svi­lup­po. Dovreb­be esse­re adat­ta­bi­le man mano che il bam­bi­no cre­sce o le capa­ci­tà cam­bia­no. Allo stes­so tem­po, deve rima­ne­re gesti­bi­le in fami­glia, a scuo­la e in tera­pia. Se lo sfor­zo quo­ti­dia­no è trop­po ele­va­to, anche un’ot­ti­ma for­ni­tu­ra rima­ne inutilizzata.
Negli adul­ti si pon­go­no altre doman­de: la fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta è uti­liz­za­bi­le rapi­da­men­te e in sicu­rez­za nel­la vita quo­ti­dia­na? Sup­por­ta atti­vi­tà con­cre­te? È pra­ti­ca­bi­le nel­l’am­bien­te dome­sti­co o sul posto di lavo­ro? Appor­ta un valo­re aggiun­to fun­zio­na­le o rima­ne prin­ci­pal­men­te una pos­si­bi­li­tà teo­ri­ca? La valu­ta­zio­ne pro­fes­sio­na­le guar­da quin­di oltre il mez­zo ausi­lia­rio all’in­te­ra situa­zio­ne. Requi­si­ti fisi­ci, sicu­rez­za, moti­va­zio­ne, tra­sfe­ri­men­ti, con­di­zio­ni di spa­zio, ambien­te e uti­liz­zo a lun­go ter­mi­ne van­no di pari pas­so. Devo­no esse­re con­si­de­ra­ti anche i pro­gres­si o i cam­bia­men­ti. Una for­ni­tu­ra è soste­ni­bi­le se è adat­ta oggi e può esse­re uti­liz­za­ta in modo signi­fi­ca­ti­vo anche domani. 

Il ruo­lo del­la FSCMA

La FSCMA valu­ta le for­ni­tu­re di mez­zi ausi­lia­ri in modo indi­pen­den­te e neu­tra­le rispet­to al pro­dut­to­re. Al cen­tro non c’è un pro­dot­to spe­ci­fi­co, ma il biso­gno indi­vi­dua­le. Qua­li obiet­ti­vi devo­no esse­re rag­giun­ti? Qua­li requi­si­ti fisi­ci sono pre­sen­ti? Dove e come deve esse­re uti­liz­za­to il mez­zo ausi­lia­rio? E qua­le solu­zio­ne è rea­li­sti­ca nel­la vita quo­ti­dia­na concreta?
Que­sta visio­ne indi­pen­den­te è par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te per­ché sta­re in pie­di apre mol­te pos­si­bi­li­tà posi­ti­ve, ma non può esse­re valu­ta­to in modo gene­ra­liz­za­to. Per una per­so­na, una fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta in sedia a rotel­le può esse­re un pas­so deci­si­vo ver­so una mag­gio­re auto­no­mia. Per un’al­tra, un sem­pli­ce deam­bu­la­to­re in un con­te­sto tera­peu­ti­co o sco­la­sti­co è più sen­sa­to. E a vol­te la valu­ta­zio­ne mostra anche che devo­no esse­re crea­te pri­ma altre condizioni.
Alla fine, non si trat­ta di ren­de­re pos­si­bi­le sta­re in pie­di a tut­ti i costi. Si trat­ta di sta­re in pie­di in modo signi­fi­ca­ti­vo: sicu­ro, rego­la­re, vici­no alla vita quo­ti­dia­na e con un chia­ro bene­fi­cio per la per­so­na inte­res­sa­ta. Per­ché sta­re in pie­di è più che sta­re eret­ti. Può signi­fi­ca­re rea­liz­za­re qual­co­sa da soli, sen­ti­re il cor­po in modo diver­so o, per un momen­to, non par­te­ci­pa­re alla vita quo­ti­dia­na solo seduti. 

Auto­no­mia gra­zie alla robo­ti­ca e ai mez­zi ausi­lia­ri digitali

Autonomie dank Robotik und digitalen Hilfsmitteln - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz
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Un brac­cio robo­ti­co inno­va­ti­vo offre nuo­ve liber­tà alle per­so­ne con para­li­si ele­va­ta. In un con­te­sto di mez­zi ausi­lia­ri in rapi­da evo­lu­zio­ne, la FSCMA cer­ca e tro­va solu­zio­ni, seguen­do rigo­ro­sa­men­te il mot­to «Tro­via­mo solu­zio­ni», per per­met­te­re la distri­bu­zio­ne di que­sti mez­zi ausi­lia­ri all’in­ter­no del siste­ma esi­sten­te in Svizzera. 

Un mez­zo ausi­lia­rio rivo­lu­zio­na­rio sta attual­men­te atti­ran­do l’at­ten­zio­ne in Sviz­ze­ra – e susci­tan­do discus­sio­ni giu­ri­di­che e di dirit­to del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li. Si trat­ta di un brac­cio robo­ti­co che può esse­re fis­sa­to diret­ta­men­te a una sedia a rotel­le elet­tri­ca o a un tavo­lo. Con la sua tec­ni­ca di pre­sa a tre dita e il con­trol­lo sen­so­ria­le, con­sen­te alle per­so­ne con para­li­si ele­va­ta di svol­ge­re atti­vi­tà che per mol­ti altri sono scon­ta­te – come man­gia­re, bere, toc­car­si il viso, grat­tar­si la testa o siste­ma­re gli occhia­li. Que­sto brac­cio robo­ti­co per­met­te alle per­so­ne con para­li­si gra­ve un pas­so deci­si­vo ver­so l’au­to­de­ter­mi­na­zio­ne e la par­te­ci­pa­zio­ne alla vita quo­ti­dia­na. Le fun­zio­ni e i van­tag­gi sono descrit­ti in modo impres­sio­nan­te nel reso­con­to del­l’e­spe­rien­za con Seve­rin Bischof. 

Tec­no­lo­gia con prospettive
La mano robo­ti­ca è dota­ta di sen­so­ri che l’u­ten­te può con­trol­la­re auto­no­ma­men­te. Vie­ne con­trol­la­ta tra­mi­te il joy­stick già pre­sen­te sul­la sedia a rotel­le elet­tri­ca o tra­mi­te meto­di di input spe­cia­li come il con­trol­lo con la lin­gua, il con­trol­lo a suzio­­ne-sof­­fio, il con­trol­lo ocu­la­re, con la testa o con il pie­de. Que­sto a secon­da del­le capa­ci­tà indi­vi­dua­li del­la per­so­na inte­res­sa­ta. La tec­no­lo­gia si adat­ta quin­di in modo alta­men­te per­so­na­liz­za­to alle esi­gen­ze degli utenti. 

Il valo­re aggiun­to è evi­den­te: le per­so­ne con tetra­ple­gia com­ple­ta o ele­va­ta o con limi­ta­zio­ni com­pa­ra­bi­li come la scle­ro­si mul­ti­pla ℠ o la scle­ro­si late­ra­le amio­tro­fi­ca (SLA) non dipen­do­no più costan­te­men­te dal­l’a­iu­to di ter­zi per sem­pli­ci azio­ni di cura per­so­na­le. Recu­pe­ra­no inve­ce un pez­zo di auto­no­mia – una vita auto­de­ter­mi­na­ta diven­ta così per la pri­ma vol­ta con­cre­ta­men­te rag­giun­gi­bi­le. Chi ha visto anche solo una vol­ta come, duran­te una pri­ma pro­va di un brac­cio robo­ti­co di que­sto tipo, l’e­spres­sio­ne del viso del­le per­so­ne col­pi­te, «pri­gio­nie­re nel pro­prio cor­po», si tra­sfor­ma ener­gi­ca­men­te in un sor­ri­so rag­gian­te, sa imme­dia­ta­men­te qua­le dimen­sio­ne si apre per loro gra­zie a que­sti mez­zi ausi­lia­ri. Pro­prio per que­sto la FSCMA si impe­gna a spia­na­re il per­cor­so, spes­so acci­den­ta­to, fino al finanziamento. 

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Un eso­sche­le­tro, come quel­lo uti­liz­za­to nei can­tie­ri edi­li, for­ni­sce agli uten­ti una dose extra di for­za quan­do le brac­cia si stan­ca­no e allo stes­so tem­po alleg­ge­ri­sce il col­lo. (Foto: Festool) 

Sfi­da lega­le e caso precedente
Per quan­to con­vin­cen­te sia lo svi­lup­po tec­ni­co, altret­tan­to acci­den­ta­to è sta­to e con­ti­nua a esse­re il suo per­cor­so attra­ver­so le istan­ze del dirit­to del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li. Il brac­cio robo­ti­co attual­men­te non può esse­re asse­gna­to ad alcu­na cate­go­ria di mez­zi ausi­lia­ri del­l’or­di­nan­za del DFI con­cer­nen­te la for­ni­tu­ra di mez­zi ausi­lia­ri da par­te del­l’as­si­cu­ra­zio­ne inva­li­di­tà (OMeAI). L’O­MeAI risa­le a un’e­po­ca in cui tali tec­no­lo­gie sem­pli­ce­men­te non esi­ste­va­no ancora. 

Il brac­cio robo­ti­co non sod­di­sfa la defi­ni­zio­ne di mez­zo ausi­lia­rio secon­do il Tri­bu­na­le fede­ra­le. La defi­ni­zio­ne è descrit­ta con pre­ci­sio­ne in diver­se sen­ten­ze del Tri­bu­na­le fede­ra­le. Di con­se­guen­za, gli uffi­ci AI han­no ini­zial­men­te respin­to le pri­me richie­ste di assun­zio­ne dei costi. Il brac­cio robo­ti­co non è diret­ta­men­te asse­gna­bi­le a una cate­go­ria del­l’O­MeAI, il che ha por­ta­to a deci­sio­ni di rigetto. 

L’in­ter­ven­to di un tri­bu­na­le ammi­ni­stra­ti­vo ha dato movi­men­to alla que­stio­ne. In un caso con­cre­to, un richie­den­te con para­li­si gra­ve ha fat­to ricor­so con­tro il rifiu­to del­l’uf­fi­cio AI can­to­na­le e ha otte­nu­to ragio­ne. L’ar­go­men­to deci­si­vo per il giu­di­ce è sta­ta la strut­tu­ra di costi com­pa­ra­bi­le di una pro­te­si di brac­cio mioe­let­tri­ca: una pro­te­si che sosti­tui­sce il brac­cio dal­la spal­la alle dita com­por­ta costi simi­li. Anche quan­do la per­so­na inte­res­sa­ta pos­sie­de anco­ra, ad esem­pio, una secon­da mano fun­zio­nan­te. In tali casi l’uf­fi­cio AI assu­me i costi sen­za met­te­re in discus­sio­ne l’a­de­gua­tez­za. A dif­fe­ren­za del brac­cio robo­ti­co, una pro­te­si di que­sto tipo vie­ne col­le­ga­ta al cor­po del­la per­so­na inte­res­sa­ta e può esse­re chia­ra­men­te asse­gna­ta a una cate­go­ria di mez­zi ausi­lia­ri del­l’O­MeAI (cifra 1.02 OMeAI). 

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neo1 è sta­to svi­lup­pa­to appo­si­ta­men­te per per­so­ne con fun­zio­na­li­tà limi­ta­ta di brac­cia e mani. (Foto: Vin­cent Systems GmbH) 

Sup­por­to tec­ni­co spe­cia­liz­za­to da par­te del­la FSCMA
La valu­ta­zio­ne appro­fon­di­ta del­la FSCMA ha avu­to un ruo­lo essen­zia­le nel­la sen­ten­za posi­ti­va del tri­bu­na­le. Ha con­fron­ta­to i brac­ci robo­ti­ci assi­sti­vi con le solu­zio­ni pro­te­si­che clas­si­che e ha dimo­stra­to un rap­por­to costi-bene­­fi­­ci equi­li­bra­to. È emer­so chia­ra­men­te che l’u­ti­li­tà del­la tec­no­lo­gia robo­ti­ca nel­la vita quo­ti­dia­na per le per­so­ne inte­res­sa­te va ben oltre l’a­spet­to pura­men­te mec­ca­ni­co – per­ché con­sen­te una vita autodeterminata. 

Nuo­va diret­ti­va e pras­si futura
Sul­la base del­la sen­ten­za del tri­bu­na­le can­to­na­le, agli uffi­ci AI vie­ne sug­ge­ri­to che i brac­ci robo­ti­ci assi­sti­vi pos­sa­no esse­re sus­sun­ti sot­to la cifra dei mez­zi ausi­lia­ri rela­ti­va alle pro­te­si di brac­cio. In futu­ro spet­te­rà quin­di al sin­go­lo uffi­cio AI deci­de­re sul­l’as­sun­zio­ne dei costi sul­la base del­la pro­por­zio­na­li­tà indi­vi­dua­le – tenen­do con­to del­la situa­zio­ne abi­ta­ti­va, del­la dipen­den­za dal­la ren­di­ta e del poten­zia­le di auto­no­mia. Nel­la Sviz­ze­ra fede­ra­li­sta i can­to­ni pos­so­no deci­de­re in modo diverso. 

Un mez­zo ausi­lia­rio con effet­to segna­le per il futuro
Lo svi­lup­po del brac­cio robo­ti­co per le per­so­ne inte­res­sa­te segna un pro­gres­so signi­fi­ca­ti­vo nel cam­po del­le tec­no­lo­gie assi­sti­ve. Si entra in un ter­ri­to­rio ine­splo­ra­to sia dal pun­to di vista tec­ni­co che giu­­ri­­di­­co-socia­­le. Il caso pre­ce­den­te ora sta­bi­li­to spia­na la stra­da per un’in­te­gra­zio­ne più siste­ma­ti­ca di que­sta inno­va­zio­ne nel­la for­ni­tu­ra di mez­zi ausi­lia­ri. Resta da spe­ra­re che la rego­la­men­ta­zio­ne segua rapi­da­men­te – e che alle per­so­ne con limi­ta­zio­ni gra­vis­si­me ven­ga spia­na­ta la stra­da ver­so una vita auto­de­ter­mi­na­ta non solo tec­ni­ca­men­te, ma anche legal­men­te. La FSCMA spe­ra in mol­ti vol­ti rag­gian­ti duran­te le pros­si­me pri­me pro­ve del nuo­vo mez­zo ausiliario. 

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L’or­te­si mioe­let­tri­ca per la mano Exo­mo­tion® hand one rile­va i segna­li musco­la­ri esi­sten­ti e li con­ver­te in movi­men­ti di pre­sa. (Foto: HKK Bio­nics GmbH) 

Inno­va­zio­ni tec­no­lo­gi­che per una mag­gio­re indipendenza
I mez­zi ausi­lia­ri tec­no­lo­gi­ci apro­no alle per­so­ne con gra­vi limi­ta­zio­ni fisi­che nuo­ve stra­de ver­so una mag­gio­re auto­de­ter­mi­na­zio­ne. Siste­mi di assi­sten­za a con­trol­lo voca­le, eso­sche­le­tri moder­ni o con­trol­li intel­li­gen­ti per sedie a rotel­le mostra­no come le inno­va­zio­ni digi­ta­li pos­sa­no miglio­ra­re in modo dura­tu­ro la qua­li­tà del­la vita. 

L’e­let­tro­tec­ni­ca digi­ta­le ha fat­to pro­gres­si note­vo­li che apro­no alle per­so­ne con gra­vi limi­ta­zio­ni fisi­che nuo­ve stra­de ver­so una mag­gio­re auto­no­mia e qua­li­tà del­la vita. Dagli eso­sche­le­tri mioe­let­tri­ci ai con­trol­li intel­li­gen­ti per sedie a rotel­le fino ai vei­co­li par­zial­men­te auto­no­mi – la gam­ma di tec­no­lo­gie assi­sti­ve cre­sce costantemente. 

Dispo­si­ti­vi a con­trol­lo vocale
Gra­zie agli assi­sten­ti voca­li comu­ni, come Siri o Ale­xa, oggi diver­si dispo­si­ti­vi pos­so­no esse­re con­trol­la­ti tra­mi­te coman­di voca­li. La luce si accen­de, il riscal­da­men­to può esse­re rego­la­to, la tele­ca­me­ra davan­ti alla por­ta di casa mostra chi c’è davan­ti all’a­bi­ta­zio­ne e la por­ta elet­tri­ca può esse­re con­trol­la­ta tra­mi­te coman­di voca­li. Gra­zie allo smart­pho­ne, anche le per­so­ne con para­li­si gra­vis­si­ma pos­so­no bene­fi­cia­re di que­ste tec­no­lo­gie. La FSCMA sup­por­ta e con­si­glia gli inte­res­sa­ti in tut­ta la Sviz­ze­ra diret­ta­men­te sul posto, per­ché mol­te per­so­ne inte­res­sa­te han­no biso­gno di aiu­to nel­l’u­ti­liz­zo di tali assistenti. 

Eso­sche­le­tri: nuo­va mobi­li­tà gra­zie alla tecnologia
Un eso­sche­le­tro è una strut­tu­ra mec­ca­ni­ca indos­sa­ta ester­na­men­te sul cor­po che sup­por­ta o raf­for­za chi lo indos­sa. Ad esem­pio duran­te il lavo­ro fisi­co nel­l’in­du­stria o nei can­tie­ri. L’i­dea alla base è quel­la di sup­por­ta­re il cor­po con un cor­set­to di sup­por­to. Azien­de come Hil­ti o Festool han­no aper­to un pro­prio set­to­re per gli eso­sche­le­tri. Oltre al con­te­sto pro­fes­sio­na­le, esi­sto­no anche eso­sche­le­tri per la ria­bi­li­ta­zio­ne e l’u­so pri­va­to nel­la vita quo­ti­dia­na come mez­zi ausi­lia­ri per per­so­ne con disa­bi­li­tà. Gra­zie ad essi, le per­so­ne con para­li­si o debo­lez­za musco­la­re recu­pe­ra­no par­zial­men­te le fun­zio­ni moto­rie per­du­te. Aiu­ta­no ad esem­pio ad alzar­si, a cam­mi­na­re o a sol­le­va­re oggetti. 

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Mune­vo Dri­ve rico­no­sce i movi­men­ti del­la testa e li con­ver­te in segna­li di con­trol­lo per la sedia a rotel­le elet­tri­ca. (Foto: Mune­vo GmbH) 

neo1 di Vin­cent Systems
neo1 è un eso­sche­le­tro mioe­let­tri­co per l’e­stre­mi­tà supe­rio­re che può esse­re indos­sa­to sot­to i vesti­ti. È sta­to svi­lup­pa­to appo­si­ta­men­te per per­so­ne con fun­zio­na­li­tà limi­ta­ta di brac­cia e mani, ad esem­pio dopo ictus o lesio­ni del ples­so. Rile­van­do i segna­li musco­la­ri, con­sen­te movi­men­ti mira­ti e sup­por­ta così il recu­pe­ro del­le capa­ci­tà quotidiane. 

Exo­mo­tion® hand one di HKK Bionics
Exo­mo­tion® hand one è un’or­te­si mioe­let­tri­ca per la mano che con­sen­te alle per­so­ne con para­li­si flac­ci­da o spa­sti­ca del­la mano di affer­ra­re nuo­va­men­te. Rile­va i segna­li musco­la­ri pre­sen­ti – anche da grup­pi musco­la­ri alter­na­ti­vi – e li con­ver­te in movi­men­ti di pre­sa. Que­sto faci­li­ta mol­te atti­vi­tà quo­ti­dia­ne e pro­muo­ve l’autonomia. 

Con­trol­lo intel­li­gen­te del­la sedia a rotel­le: mune­vo Dri­ve o MyEcc
Per le per­so­ne con mobi­li­tà mol­to limi­ta­ta, mune­vo Dri­ve offre una solu­zio­ne inno­va­ti­va. Que­sto siste­ma intel­li­gen­te di con­trol­lo del­la sedia a rotel­le si basa su occhia­li smart che rico­no­sco­no i movi­men­ti del­la testa e li con­ver­to­no in segna­li di con­trol­lo per la sedia a rotel­le elet­tri­ca. In que­sto modo gli uten­ti pos­so­no con­trol­la­re la loro sedia a rotel­le a mani libe­re e in modo intui­ti­vo – un’e­le­gan­te alter­na­ti­va ai siste­mi di con­trol­lo con­ven­zio­na­li. Gli occhia­li pos­so­no esse­re gesti­ti con poco sfor­zo nel depo­si­to di mez­zi ausi­lia­ri del­la FSCMA. Il costo ele­va­to del­l’ac­qui­sto si rela­ti­viz­za di conseguenza. 

Con MyEcc una sedia a rotel­le vie­ne con­trol­la­ta tra­mi­te i movi­men­ti del­l’i­ri­de. Anche que­sta opzio­ne di con­trol­lo con­sen­te alle per­so­ne inte­res­sa­te di recu­pe­ra­re un pez­zo di auto­de­ter­mi­na­zio­ne. La FSCMA ha già abbat­tu­to impor­tan­ti osta­co­li nel cam­po del con­trol­lo spe­cia­le per gli enti finan­zia­to­ri come l’AI o la Suva e quin­di anche per le per­so­ne interessate. 

Vei­co­li auto­no­mi: la mobi­li­tà del futuro
Le auto a gui­da auto­no­ma potreb­be­ro svol­ge­re in futu­ro un ruo­lo signi­fi­ca­ti­vo per la mobi­li­tà del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà. Un gran­de poten­zia­le è offer­to dai vei­co­li di livel­lo di auto­no­mia 5, che ope­ra­no com­ple­ta­men­te sen­za inter­ven­to uma­no. Dal 2016 al 2021 a Sion cir­co­la­va­no gli SmartS­hut­tle «Valè­re» e «Tour­bil­lon» di PostAu­to. Sono sta­ti i pri­mi vei­co­li auto­no­mi al mon­do ad esse­re uti­liz­za­ti nel tra­spor­to pub­bli­co. La FSCMA vede in que­sto set­to­re un’u­ti­li­tà mera­vi­glio­sa, ma fino­ra non rea­liz­za­bi­le, per le per­so­ne con gra­vi limi­ta­zio­ni. Come sareb­be se una per­so­na in sedia a rotel­le potes­se sali­re auto­no­ma­men­te in auto, inse­ri­re la desti­na­zio­ne del viag­gio e arri­va­re a desti­na­zio­ne in sicu­rez­za? Pri­ma che ciò avven­ga, ci sono anco­ra alcu­ne sfi­de da superare:
– Fis­sag­gio del­la sedia a rotel­le: il fis­sag­gio sicu­ro e auto­no­mo del­le sedie a rotel­le nel vei­co­lo non è anco­ra com­ple­ta­men­te auto­ma­tiz­za­to. Siste­mi di aggan­cio come Dahl Vario­Dock™ offro­no solu­zio­ni fles­si­bi­li, ma spes­so richie­do­no adat­ta­men­ti manua­li.
– Stan­dar­diz­za­zio­ne: la varie­tà di model­li di sedie a rotel­le ren­de dif­fi­ci­le lo svi­lup­po di siste­mi di aggan­cio uni­for­mi. Sareb­be neces­sa­ria una stan­dar­diz­za­zio­ne a livel­lo di set­to­re per garan­ti­re un’am­pia com­pa­ti­bi­li­tà.
– Qua­dro nor­ma­ti­vo: in mol­ti pae­si, anche in Sviz­ze­ra e in Ger­ma­nia, i vei­co­li com­ple­ta­men­te auto­no­mi di livel­lo 5 non sono anco­ra auto­riz­za­ti per leg­ge. Pro­get­ti pilo­ta in cit­tà come Ambur­go o negli Sta­ti Uni­ti mostra­no tut­ta­via già i pri­mi suc­ces­si. Nel cam­po dei mez­zi ausi­lia­ri assi­sti­vi ci sono anco­ra mol­ti osta­co­li da rimuo­ve­re. Anche il con­cet­to di mez­zo ausi­lia­rio, che dal pun­to di vista giu­ri­di­co è sod­di­sfat­to solo se vie­ne indos­sa­to sul cor­po, deve esse­re ripensato. 

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MyEcc con­trol­la la sedia a rotel­le median­te i movi­men­ti del­l’i­ri­de. (Foto: HomeBrace) 

I mez­zi ausi­lia­ri digi­ta­li come oppor­tu­ni­tà per una mag­gio­re inclusione
Le tec­no­lo­gie pre­sen­ta­te mostra­no in modo impres­sio­nan­te come le inno­va­zio­ni digi­ta­li pos­sa­no con­tri­bui­re a miglio­ra­re la qua­li­tà del­la vita del­le per­so­ne con limi­ta­zio­ni fisi­che. Men­tre gli eso­sche­le­tri e i siste­mi di con­trol­lo intel­li­gen­ti tro­va­no già oggi appli­ca­zio­ne nel­la vita quo­ti­dia­na, l’in­te­gra­zio­ne dei vei­co­li auto­no­mi deve anco­ra affron­ta­re alcu­ne sfi­de. Con il pro­gre­di­re del­la ricer­ca, lo svi­lup­po tec­ni­co e l’a­de­gua­men­to nor­ma­ti­vo, anche que­sti osta­co­li potreb­be­ro esse­re supe­ra­ti – sul­la stra­da ver­so una mobi­li­tà più inclu­si­va per tutti. 

Gli spe­cia­li­sti del­la FSCMA sono aper­ti alle nuo­ve tec­no­lo­gie e tro­va­no sem­pre solu­zio­ni. Anche nel­la col­la­bo­ra­zio­ne con l’Uf­fi­cio fede­ra­le del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li si cer­ca­no modi per indi­vi­dua­re qua­li ulte­rio­ri opzio­ni di finan­zia­men­to pos­sa­no esse­re pre­se in con­si­de­ra­zio­ne e dove. La FSCMA ha in que­sto set­to­re la fun­zio­ne con­sul­ti­va di ogget­ti­va­re i nuo­vi mez­zi ausi­lia­ri dal pun­to di vista tec­ni­co spe­cia­liz­za­to e di evi­den­zia­re van­tag­gi e svantaggi. 

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Lo SmartS­hut­tle «Tour­bil­lon» ha cir­co­la­to auto­no­ma­men­te a Sion tra il 2016 e il 2021. (Foto: PostAuto) 

 

Mobi­li­tà nel­la vita quo­ti­dia­na con una malat­tia progressiva

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In caso di malat­tie neu­ro­lo­gi­che o musco­la­ri, il cor­po per­de sem­pre più mobi­li­tà e for­za. Una malat­tia di que­sto tipo, pro­gres­si­va, quin­di in evo­lu­zio­ne, ren­de la mobi­li­tà note­vol­men­te più dif­fi­ci­le. Per le per­so­ne inte­res­sa­te sono impor­tan­ti stra­te­gie indi­vi­dua­li, per rima­ne­re mobi­li il più a lun­go pos­si­bi­le e pre­ser­va­re la qua­li­tà del­la vita. 

Spes­so, all’inizio di una malat­tia pro­gres­si­va, nel­la vita quo­ti­dia­na si nota­no pic­co­le limi­ta­zio­ni, per esem­pio nel cam­mi­na­re o anche in sem­pli­ci atti­vi­tà in casa o al lavo­ro. Oggi le per­so­ne inte­res­sa­te tro­va­no mez­zi ausi­lia­ri pra­ti­ci per la quo­ti­dia­ni­tà: dai pic­co­li ai gran­di aiu­tan­ti, la scel­ta è ampia. 

La malat­tia dai mil­le volti
In que­sto arti­co­lo la scle­ro­si mul­ti­pla ℠ fun­ge da esem­pio di malat­tia pro­gres­si­va. La SM è una malat­tia cro­ni­ca del siste­ma ner­vo­so cen­tra­le. È carat­te­riz­za­ta da infiam­ma­zio­ni e dan­ni alla guai­na mie­li­ni­ca che avvol­ge le fibre ner­vo­se. Que­sti dan­ni pro­vo­ca­no diver­si sin­to­mi, che varia­no mol­to da per­so­na a per­so­na. Spes­so si mani­fe­sta una debo­lez­za musco­la­re, accom­pa­gna­ta da distur­bi del­la coor­di­na­zio­ne e dell’equilibrio, che ren­do­no più dif­fi­ci­le cam­mi­na­re e sta­re in pie­di. Distur­bi visi­vi pos­so­no com­pro­met­te­re la per­ce­zio­ne, oppu­re la fati­gue può por­ta­re a un affa­ti­ca­men­to persistente. 

Sono pos­si­bi­li anche cam­bia­men­ti cogni­ti­vi, che influen­za­no il pen­sie­ro, la memo­ria e la capa­ci­tà di con­cen­tra­zio­ne. A cau­sa del­la varie­tà di sin­to­mi e cam­bia­men­ti, la SM vie­ne chia­ma­ta anche «la malat­tia dai mil­le vol­ti». Que­sto arti­co­lo trat­ta gli effet­ti moto­ri, musco­la­ri e coor­di­na­ti­vi e mostra qua­li mez­zi ausi­lia­ri sup­por­ta­no le per­so­ne inte­res­sa­te e in qua­le momento. 

I rol­la­tor dan­no stabilità
Mol­te per­so­ne con SM per­ce­pi­sco­no i pri­mi mez­zi ausi­lia­ri come un gran­de cam­bia­men­to. «Nel­le nostre con­su­len­ze notia­mo spes­so che le per­so­ne inte­res­sa­te aspet­ta­no mol­to a lun­go pri­ma di uti­liz­za­re un mez­zo ausi­lia­rio», affer­ma Mar­kus Wie­t­kamp. Diri­ge il Cen­tro per mez­zi ausi­lia­ri del­la FSCMA a Oen­sin­gen. Mol­te per­so­ne mala­te, come pri­mo pas­so, ricor­ro­no a un mez­zo ausi­lia­rio pre­sen­te in mol­te case: i baston­ci­ni da wal­king. Sono mol­to leg­ge­ri, rego­la­bi­li e aiu­ta­no le per­so­ne inte­res­sa­te a cam­mi­na­re su distan­ze più lunghe. 

Se, oltre alla pro­gres­si­va per­di­ta di for­za, com­pa­io­no anche insi­cu­rez­ze nel­la coor­di­na­zio­ne e nell’equilibrio, un rol­la­tor è un aiu­to pre­zio­so nel­la vita quo­ti­dia­na. A secon­da del­le esi­gen­ze, esi­sto­no model­li per diver­si ambi­ti d’uso: da varian­ti leg­ge­re e maneg­ge­vo­li per gli inter­ni a model­li più sta­bi­li per l’esterno. Mol­te per­so­ne inte­res­sa­te pre­fe­ri­sco­no un rol­la­tor ver­sa­ti­le, da usa­re sia in casa sia fuori. 

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Un rol­la­tor con un pra­ti­co vano portaoggetti

Qual è la car­roz­zi­na più adatta?
Se le con­di­zio­ni peg­gio­ra­no, spes­so le per­so­ne inte­res­sa­te rie­sco­no anco­ra a per­cor­re­re bre­vi distan­ze in casa con basto­ni da deam­bu­la­zio­ne o un rol­la­tor. All’esterno, soprat­tut­to per tra­git­ti più lun­ghi, diven­ta neces­sa­ria una car­roz­zi­na. Ma qua­le model­lo è quel­lo giu­sto? Per le car­roz­zi­ne manua­li si distin­gue tra car­roz­zi­ne di base, car­roz­zi­ne spe­cia­li e car­roz­zi­ne adattive. 

Car­roz­zi­ne di base e car­roz­zi­ne speciali
Le car­roz­zi­ne di base sono spes­so uti­liz­za­te da per­so­ne che non rie­sco­no più a per­cor­re­re lun­ghe distan­ze, ma che per il resto si muo­vo­no sen­za mez­zi ausiliari.

Le car­roz­zi­ne spe­cia­li sono sedie a rotel­le da poli­fun­zio­na­li per per­so­ne che non sono più in gra­do di spin­ge­re la car­roz­zi­na auto­no­ma­men­te. Tali model­li dispon­go­no di incli­na­zio­ne del­lo schie­na­le, bascu­la­men­to del­la sedu­ta e pog­gia­gam­be ele­va­bi­li, in modo da poter cam­bia­re la posi­zio­ne del­l’u­ten­te nel cor­so del­la gior­na­ta. Un esem­pio: por­tan­do la per­so­na dal­la posi­zio­ne sedu­ta a quel­la oriz­zon­ta­le, si può evi­ta­re il tra­sfe­ri­men­to a let­to duran­te il giorno. 

Car­roz­zi­ne adattive
«Alle per­so­ne affet­te da SM con­si­glia­mo una car­roz­zi­na adat­ti­va che pos­sa esse­re ripie­ga­ta e che sia dota­ta di pog­gia­gam­be gire­vo­li ed estrai­bi­li», spie­ga Mar­kus Wie­t­kamp. Il moti­vo: i pog­gia­gam­be fis­si diven­ta­no rapi­da­men­te un rischio di inciam­po non appe­na una per­so­na non è più in gra­do di effet­tua­re il tra­sfe­ri­men­to dal­la car­roz­zi­na pas­san­do per la posi­zio­ne eret­ta. Rispet­to a una car­roz­zi­na base, una car­roz­zi­na adat­ti­va può esse­re con­fi­gu­ra­ta e rego­la­ta meglio. Esi­sto­no model­li pie­ghe­vo­li o a tela­io rigido. 

Le per­so­ne con SM che usa­no la car­roz­zi­na manua­le ogni gior­no, col tem­po si accor­go­no che il loro rag­gio d’azione resta comun­que mol­to limi­ta­to. Que­sto per­ché, nel­la SM, oltre agli arti infe­rio­ri, spes­so sono inte­res­sa­ti anche quel­li supe­rio­ri. Quan­do le brac­cia si inde­bo­li­sco­no, non è pos­si­bi­le spin­ge­re una car­roz­zi­na manua­le per un perio­do pro­lun­ga­to solo con la for­za muscolare. 

Per affron­ta­re distan­ze più lun­ghe esi­sto­no mez­zi ausi­lia­ri che fan­no rispar­mia­re ener­gia, gra­zie ai qua­li le per­so­ne inte­res­sa­te pos­so­no spo­star­si auto­no­ma­men­te da A a B: i siste­mi di propulsione

Siste­mi di pro­pul­sio­ne con assi­sten­za alla spinta
I dispo­si­ti­vi con assi­sten­za alla spin­ta sono pro­pul­so­ri elet­tri­ci aggiun­ti­vi che faci­li­ta­no l’avanzamento di una car­roz­zi­na manua­le. Ampli­fi­ca­no la for­za di spin­ta del­la per­so­na uti­liz­za­tri­ce e ridu­co­no così lo sfor­zo fisi­co, soprat­tut­to in sali­ta, su ter­re­ni irre­go­la­ri o su distan­ze più lun­ghe. Per lo più moto­riz­za­ti, garan­ti­sco­no uno spo­sta­men­to flui­do ed effi­cien­te e aumen­ta­no la mobi­li­tà nel­la vita quotidiana. 

A dif­fe­ren­za del­le car­roz­zi­ne elet­tri­che, i siste­mi di pro­pul­sio­ne con assi­sten­za alla spin­ta ampli­fi­ca­no in modo mira­to la for­za di spin­ta del­la per­so­na uti­liz­za­tri­ce, inve­ce di muo­ve­re la car­roz­zi­na com­ple­ta­men­te in elet­tri­co. A secon­da del­le esi­gen­ze, chi li usa rego­la il livel­lo di assi­sten­za: un lie­ve sup­por­to su ter­re­no pia­neg­gian­te o una spin­ta mag­gio­re in salita. 

 

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Nel­le car­roz­zi­ne da assi­sten­za, la posi­zio­ne del­la per­so­na uti­liz­za­tri­ce può esse­re modi­fi­ca­ta in base alle esigenze.

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Una car­roz­zi­na adat­ti­va con tela­io pieghevole

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Car­roz­zi­na adat­ti­va con tela­io rigi­do, rego­la­bi­le per diver­se esigenze

Pro­pul­sio­ne poste­rio­re, for­za di tra­zio­ne anteriore
Sul mer­ca­to dei mez­zi ausi­lia­ri esi­sto­no mol­ti siste­mi di pro­pul­sio­ne che pos­so­no esse­re mon­ta­ti aggiun­ti­va­men­te sul­la car­roz­zi­na manua­le. Que­sti pos­so­no esse­re instal­la­ti sia nel­la par­te poste­rio­re del­la car­roz­zi­na come pro­pul­so­re poste­rio­re, sia in quel­la ante­rio­re come dispo­si­ti­vo di trazione. 

Le pro­pul­sio­ni poste­rio­ri han­no moto­ri com­pat­ti e poten­ti che pos­so­no esse­re fis­sa­ti alle ruo­te poste­rio­ri di una car­roz­zi­na manua­le. Ren­do­no più faci­le per­cor­re­re distan­ze più lun­ghe, affron­ta­re sali­te e muo­ver­si su ter­re­ni irre­go­la­ri. È un gran­de rispar­mio di ener­gia, per­ché chi usa la car­roz­zi­na deve solo ster­za­re. Il siste­ma di pro­pul­sio­ne garan­ti­sce una sen­sa­zio­ne di gui­da natu­ra­le e si occu­pa del­lo spo­sta­men­to in ambien­ti impe­gna­ti­vi come ram­pe o per­cor­si sconnessi. 

Dispo­si­ti­vi di tra­zio­ne anteriore
I dispo­si­ti­vi di tra­zio­ne ante­rio­re pos­so­no esse­re aggan­cia­ti e sgan­cia­ti alla car­roz­zi­na manua­le. Si distin­guo­no model­li con assi­sten­za alla spin­ta e model­li elet­tri­ci. Nei pri­mi, la pro­pul­sio­ne fun­zio­na come su una bici, ma con le brac­cia inve­ce che con le gam­be. Chi li usa si muo­ve inte­ra­men­te con la pro­pria for­za musco­la­re. Que­sti dispo­si­ti­vi sono idea­li per per­so­ne con pie­na mobi­li­tà degli arti supe­rio­ri. Spes­so ven­go­no uti­liz­za­ti da per­so­ne para­ple­gi­che. I model­li con assi­sten­za elet­tri­ca con­sen­to­no di muo­ver­si sen­za sfor­zo, per­ché trai­na­no auto­no­ma­men­te la car­roz­zi­na. La mag­gior par­te dei dispo­si­ti­vi di tra­zio­ne ante­rio­re è più velo­ce di altri siste­mi di pro­pul­sio­ne e ha un’autonomia maggiore.

Pro­pul­so­ri elet­tri­ci aggiun­ti­vi per car­roz­zi­ne manuali
Chi è in car­roz­zi­na si spo­sta più facil­men­te con un moto­re elet­tri­co aggiun­ti­vo: si rispar­mia ener­gia e aumen­ta l’indipendenza. Il pic­co­lo pro­pul­so­re, che per­met­te di aggior­na­re facil­men­te una car­roz­zi­na, ren­de più pia­ce­vo­le la vita in movi­men­to. Alcu­ni dei prin­ci­pa­li van­tag­gi sono: 

Ridur­re lo sfor­zo fisico
Il van­tag­gio prin­ci­pa­le di un pro­pul­so­re elet­tri­co aggiun­ti­vo è l’alleggerimento del cor­po. Spin­ge­re manual­men­te una car­roz­zi­na richie­de mol­ta for­za e, su distan­ze più lun­ghe, può diven­ta­re rapi­da­men­te stan­can­te. Il pro­pul­so­re aggiun­ti­vo ridu­ce il cari­co sul­le arti­co­la­zio­ni, in par­ti­co­la­re sul­le spal­le, ma anche sul­le brac­cia. Que­sto dimi­nui­sce nel lun­go perio­do il rischio di sovrac­ca­ri­co e dolore. 

Aumen­ta­re mobi­li­tà e autonomia
I pro­pul­so­ri elet­tri­ci aggiun­ti­vi per­met­to­no di per­cor­re­re distan­ze più lun­ghe con meno sfor­zo. Soprat­tut­to per per­so­ne con resi­sten­za o for­za musco­la­re limi­ta­te, sono un sup­por­to pre­zio­so nel­la vita quotidiana. 

Anche ter­re­ni dif­fi­ci­li come ciot­to­la­to, erba o sab­bia si affron­ta­no più facil­men­te. Per­si­no le sali­te che altri­men­ti richie­de­reb­be­ro un gran­de sfor­zo ven­go­no note­vol­men­te sem­pli­fi­ca­te da un siste­ma di pro­pul­sio­ne: chi lo usa non dipen­de dall’aiuto di altre persone. 

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Con il dispo­si­ti­vo di tra­zio­ne si può anche ster­za­re la carrozzina.

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I dispo­si­ti­vi di tra­zio­ne ante­rio­re esi­sto­no con e sen­za pro­pul­sio­ne, a secon­da che la per­so­na uti­liz­za­tri­ce abbia o meno for­za negli arti superiori.

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Un pro­pul­so­re elet­tri­co aggiun­ti­vo si può instal­la­re facil­men­te e ren­de la gui­da mol­to più semplice.

Esse­re più indipendenti
Un pro­pul­so­re elet­tri­co aggiun­ti­vo con­sen­te alle per­so­ne in car­roz­zi­na di spo­star­si sen­za dipen­de­re dal sup­por­to di accom­pa­gna­to­ri. Que­sto le ren­de più fles­si­bi­li nel­la vita quo­ti­dia­na. Inol­tre, que­sti siste­mi di pro­pul­sio­ne si pos­so­no usa­re in mol­ti con­te­sti: faci­li­ta­no gli spo­sta­men­ti sia in ambien­ti inter­ni sia su ter­re­ni acci­den­ta­ti, per esem­pio su sen­tie­ri nei par­chi e nei boschi o in con­di­zio­ni meteo avverse. 

Gestio­ne como­da e flessibile
Mol­ti pro­pul­so­ri aggiun­ti­vi si mon­ta­no e smon­ta­no in pochi gesti. In que­sto modo si man­tie­ne la fles­si­bi­li­tà: chi li usa può deci­de­re, a secon­da del­la situa­zio­ne, quan­do impie­ga­re il sup­por­to. Alcu­ni model­li offro­no anche un con­trol­lo per­so­na­liz­za­to. Tra­mi­te que­sto, chi li usa impo­sta il gra­do di assi­sten­za elet­tri­ca in base alle esi­gen­ze. Così lo spo­sta­men­to resta sem­pre como­do e ben controllabile. 

Miglio­ra­re la qua­li­tà del­la vita
Meno cari­co fisi­co signi­fi­ca più ener­gia per la quo­ti­dia­ni­tà. Chi pre­ser­va musco­li e arti­co­la­zio­ni è meno esau­sto e stan­co e ha meno dolo­ri. Così le per­so­ne inte­res­sa­te pos­so­no anche fare gite spon­ta­nee e resta­no com­ples­si­va­men­te più atti­ve. Que­sta liber­tà con­qui­sta­ta por­ta a una miglio­re qua­li­tà del­la vita e a mag­gio­re indi­pen­den­za nel­la scel­ta di atti­vi­tà e mete. 

Pas­sa­re alla car­roz­zi­na elettrica
Un pro­pul­so­re elet­tri­co aggiun­ti­vo per car­roz­zi­ne manua­li ren­de la gui­da più con­for­te­vo­le e offre sup­por­to quan­do la for­za musco­la­re dimi­nui­sce. Per­met­te alle per­so­ne in car­roz­zi­na di amplia­re la pro­pria mobi­li­tà sen­za dover pas­sa­re subi­to a una car­roz­zi­na com­ple­ta­men­te elettrica. 

Ma cosa suc­ce­de se spin­ge­re auto­no­ma­men­te la car­roz­zi­na manua­le diven­ta sem­pre più dif­fi­ci­le o se non è più pos­si­bi­le effet­tua­re un tra­sfe­ri­men­to auto­no­mo den­tro e fuo­ri dal­la car­roz­zi­na? Allo­ra vale la pena pas­sa­re a una car­roz­zi­na elet­tri­ca. Un pas­so che, comun­que, va valu­ta­to con attenzione. 

Seb­be­ne una car­roz­zi­na elet­tri­ca offra mol­ti van­tag­gi, come mag­gio­re indi­pen­den­za e più com­fort, com­por­ta anche del­le sfi­de. «Per deci­de­re cor­ret­ta­men­te è impor­tan­te che le per­so­ne inte­res­sa­te valu­ti­no le pro­prie esi­gen­ze indi­vi­dua­li e si fac­cia­no con­si­glia­re in modo appro­fon­di­to», affer­ma Mar­kus Wietkamp. 

Quan­do ha sen­so una car­roz­zi­na elettrica
Quan­do i musco­li si inde­bo­li­sco­no e la resi­sten­za dimi­nui­sce, spin­ge­re una car­roz­zi­na manua­le affa­ti­ca trop­po le brac­cia: la per­so­na si stan­ca rapi­da­men­te. Soprat­tut­to per i tra­git­ti più lun­ghi, una car­roz­zi­na elet­tri­ca offre un pre­zio­so sol­lie­vo e con­ti­nua a per­met­te­re una vita attiva. 

Van­tag­gi
Il ter­re­no gio­ca un ruo­lo deci­si­vo. Men­tre le car­roz­zi­ne manua­li fun­zio­na­no bene su super­fi­ci pia­ne, su per­cor­si irre­go­la­ri, in sali­ta o sul ciot­to­la­to spes­so rag­giun­go­no i loro limi­ti. Le car­roz­zi­ne elet­tri­che sono più adat­te a que­ste sfi­de, per­ché offro­no mag­gio­re com­fort e sta­bi­li­tà. Faci­li­ta­no la gui­da su ram­pe, ter­re­ni col­li­na­ri o sen­tie­ri non asfal­ta­ti e amplia­no note­vol­men­te il rag­gio d’azione.

A dif­fe­ren­za del­le car­roz­zi­ne manua­li, mol­te car­roz­zi­ne elet­tri­che pos­so­no esse­re adat­ta­te indi­vi­dual­men­te e cali­bra­te sul­le rispet­ti­ve esi­gen­ze fisi­che. Fun­zio­ni come il sedi­le rego­la­bi­le, i pog­gia­pie­di fles­si­bi­li o le opzio­ni di con­trol­lo per­so­na­liz­za­bi­li, come tra­mi­te joy­stick, pul­san­te o con gli occhi, aumen­ta­no il com­fort. Gli uten­ti con una car­roz­zi­na elet­tri­ca impo­sta­ta in modo otti­ma­le per le loro esi­gen­ze sono più mobi­li e indi­pen­den­ti nel­la vita quotidiana. 

Svan­tag­gi
Le car­roz­zi­ne elet­tri­che sono in gene­re più pesan­ti e più gran­di del­le car­roz­zi­ne manua­li, il che può ren­de­re più dif­fi­ci­le il tra­spor­to. A vol­te, per esem­pio, è com­pli­ca­to ripor­re la car­roz­zi­na in un’auto, a meno che non si dispon­ga di un vei­co­lo appo­si­ta­men­te modi­fi­ca­to. Anche la tec­no­lo­gia può esse­re impe­gna­ti­va: alcu­ne per­so­ne potreb­be­ro aver biso­gno di più tem­po per abi­tuar­si, soprat­tut­to se la car­roz­zi­na elet­tri­ca dispo­ne di mec­ca­ni­smi di coman­do o fun­zio­ni complesse. 

Con­su­len­za e pro­va: l’essenziale
È in arri­vo una for­ni­tu­ra di car­roz­zi­na elet­tri­ca: cosa fare? «Con­si­glia­mo sem­pre alle per­so­ne inte­res­sa­te di far­si con­si­glia­re pro­fes­sio­nal­men­te e di pro­va­re i model­li adat­ti», spie­ga Mar­kus Wie­t­kamp. Nel­la scel­ta del­la car­roz­zi­na è deci­si­va una stret­ta col­la­bo­ra­zio­ne con pro­fes­sio­ni­sti del­la fisio­te­ra­pia, dell’ergoterapia, con i riven­di­to­ri spe­cia­liz­za­ti in ausi­li per la mobi­li­tà o con la FSCMA. Chi ha biso­gno di mag­gio­re sup­por­to nel­la mobi­li­tà trae enor­me bene­fi­cio da una car­roz­zi­na elettrica. 

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Le car­roz­zi­ne elet­tri­che per l’uso all’aperto sono in gene­re più gran­di e offro­no un com­fort di gui­da migliore
Le car­roz­zi­ne elet­tri­che per l’interno sono mol­to com­pat­te nel­le dimen­sio­ni esterne. 

La vita è trop­po bel­la per arrendersi

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Fino al 2020 Andrea Dick, elet­tro­ni­ca di for­ma­zio­ne e in segui­to mon­ta­tri­ce di appa­rec­chi pres­so Roche Sviz­ze­ra, era una per­so­na mol­to atti­va. Insie­me al suo com­pa­gno, la dina­mi­ci­tà era all’or­di­ne del gior­no. Che si trat­tas­se di scia­re, fare escur­sio­ni o cam­peg­gio con la loro ten­da da tet­to, i due era­no spes­so e volen­tie­ri in giro. Dal 22 otto­bre 2020 tut­to è cam­bia­to: Andrea Dick si è amma­la­ta di COVID-19. All’i­ni­zio sem­bra­va che aves­se supe­ra­to l’in­fe­zio­ne. Tut­ta­via, ne è sca­tu­ri­ta una supe­rin­fe­zio­ne e un gra­ve caso di Long Covid. Per Andrea Dick è ini­zia­to un perio­do pie­no di sfi­de, poi­ché le sue capa­ci­tà fisi­che sta­va­no venen­do meno. 

Una vita in mutamento
Già poco dopo l’in­fe­zio­ne, Andrea Dick ha sen­ti­to che qual­co­sa non anda­va. Ha rice­vu­to la dia­gno­si di Long Covid dopo accer­ta­men­ti inten­si­vi, ma mol­ti sin­to­mi non qua­dra­va­no del tut­to. Tra i distur­bi di Andrea Dick c’e­ra­no distur­bi neu­ro­lo­gi­ci fun­zio­na­li, fati­gue, pro­ble­mi di son­no e cre­scen­ti limi­ta­zio­ni del­la mobi­li­tà. Ini­zial­men­te riu­sci­va anco­ra a cam­mi­na­re per qual­che cen­ti­na­io di metri con i baston­ci­ni da trek­king. Dopo una nuo­va rica­du­ta nel dicem­bre 2023, le sue capa­ci­tà fisi­che sono peg­gio­ra­te ulte­rior­men­te. Ha avu­to biso­gno di un deam­bu­la­to­re. Con ogni ulte­rio­re bat­tu­ta d’ar­re­sto, i tra­git­ti che riu­sci­va a per­cor­re­re diven­ta­va­no più bre­vi. Oggi la tren­ta­no­ven­ne rie­sce a fare solo pochi pas­si in auto­no­mia e non è più in gra­do di sali­re le scale. 

Come se non bastas­se, nel­l’e­sta­te del 2024 è arri­va­ta la suc­ces­si­va bat­tu­ta d’ar­re­sto. Andrea Dick ha avu­to di nuo­vo il COVID-19 e ha subi­to una gra­ve set­ti­ce­mia dopo una biop­sia inte­sti­na­le. Anco­ra una vol­ta ha dovu­to affron­ta­re un lun­go perio­do in ospe­da­le e sog­gior­ni in ria­bi­li­ta­zio­ne. Da allo­ra, più che mai, dipen­de dai mez­zi ausiliari. 

Mez­zi ausi­lia­ri per una mag­gio­re indipendenza
Con il sup­por­to del­la FSCMA, dopo il deam­bu­la­to­re Andrea Dick ha rice­vu­to una car­roz­zi­na adat­ti­va con il pro­pul­so­re elet­tri­co E‑Motion. In que­sto pro­dot­to, i moto­ri elet­tri­ci sono inte­gra­ti nei moz­zi del­le ruo­te. I mez­zi ausi­lia­ri pro­ven­go­no dal depo­si­to AI del­la FSCMA e sono sta­ti revi­sio­na­ti e mes­si a dispo­si­zio­ne rapi­da­men­te. Per Andrea Dick si sono aper­te nuo­ve pos­si­bi­li­tà: «Non ho mai volu­to esse­re spin­ta in car­roz­zi­na, l’E‑Motion faci­li­ta enor­me­men­te la mia vita quo­ti­dia­na», racconta. 

La FSCMA ha anche pia­ni­fi­ca­to di ristrut­tu­ra­re l’ap­par­ta­men­to per eli­mi­na­re le bar­rie­re archi­tet­to­ni­che, in modo che Andrea Dick pos­sa vive­re nel modo più indi­pen­den­te pos­si­bi­le. La FSCMA ha richie­sto, tra le altre cose, un pre­ven­ti­vo per un mon­ta­sca­le. «Il mio con­su­len­te del­la FSCMA mi ha pro­spet­ta­to la mia nuo­va indi­pen­den­za come una visio­ne, riu­sci­vo pro­prio a imma­gi­nar­me­la – era come un sogno», ricorda. 

Oltre agli adat­ta­men­ti pra­ti­ci, il con­su­len­te del­la FSCMA è al fian­co di Andrea Dick anche dal pun­to di vista men­ta­le. L’ha inco­rag­gia­ta a usa­re un mez­zo ausi­lia­rio, nel miglio­re dei casi solo per un perio­do limi­ta­to, e a trar­ne bene­fi­cio inve­ce di rinun­ciar­vi del tut­to. «Mi ha aiu­ta­to mol­to ad accet­ta­re i mez­zi ausi­lia­ri e i cam­bia­men­ti nel­la mia vita», pro­se­gue. In fon­do: da dicem­bre 2024 c’è una dia­gno­si probabile. 

La vita è troppo bella per arrendersi - La FSCMA – La tua consulente e fornitrice di servizi indipendente per i mezzi ausiliari in Svizzera La vita è troppo bella per arrendersi - La FSCMA – La tua consulente e fornitrice di servizi indipendente per i mezzi ausiliari in Svizzera 1 La vita è troppo bella per arrendersi - La FSCMA – La tua consulente e fornitrice di servizi indipendente per i mezzi ausiliari in Svizzera 2

Foto 1: Nono­stan­te il duro col­po del desti­no, Andrea Dick si aggrap­pa alle cose bel­le del­la vita e rima­ne fiduciosa.
Foto 2: Il cam­peg­gio in rou­lot­te era la sua pas­sio­ne già pri­ma del­la malat­tia – oggi è pos­si­bi­le anche in carrozzina.
Foto 3: Nel pro­pul­so­re E‑Motion, i moto­ri elet­tri­ci sono inte­gra­ti nei moz­zi del­le ruote

La dia­gno­si por­ta all’accettazione
Dopo il lun­go per­cor­so di incer­tez­za, Andrea Dick ha pro­ba­bil­men­te un nome per la sua malat­tia: la sin­dro­me di Ehlers-Dan­­los (EDS), vedi riqua­dro. Si trat­ta di un distur­bo gene­ti­co del tes­su­to con­net­ti­vo che potreb­be spie­ga­re mol­ti dei sin­to­mi. Guar­dan­do indie­tro, emer­ge che i segni del­la EDS era­no pre­sen­ti fin dal­l’in­fan­zia di Andrea Dick. Tut­ta­via, solo la malat­tia di COVID-19 e le rica­du­te han­no sca­te­na­to i sin­to­mi. Gra­zie alla dia­gno­si, per Andrea Dick è più faci­le accet­ta­re la sua situa­zio­ne e acco­glie­re l’a­iu­to neces­sa­rio. Per mol­to tem­po ha spe­ra­to che le sue con­di­zio­ni miglio­ras­se­ro. «Ora so che è impor­tan­te vive­re con la malat­tia, inve­ce di com­bat­ter­la», racconta. 

Nono­stan­te tut­te le limi­ta­zio­ni, Andrea Dick ha degli obiet­ti­vi in men­te. Vor­reb­be tor­na­re a lavo­ra­re. Al momen­to la fati­gue e i dolo­ri sono trop­po for­ti, quin­di per ora non è pos­si­bi­le. Tut­ta­via, la sua fidu­cia che si pos­sa anda­re avan­ti pas­so dopo pas­so è incrol­la­bi­le. «Ci vuo­le tem­po, ma sono sicu­ra che pri­ma o poi riu­sci­rò a fare di più», affer­ma Andrea Dick. Sogna di viag­gia­re in Austra­lia con il suo com­pa­gno di lun­ga data – nono­stan­te tut­te le sfi­de che un’av­ven­tu­ra del gene­re com­por­ta in car­roz­zi­na. Per il pros­si­mo anno, la cop­pia sta pia­ni­fi­can­do una vacan­za in Euro­pa. «A vol­te biso­gna sem­pli­ce­men­te pro­va­re le cose. In qual­che modo si fa sem­pre», dice con un sorriso. 

Ripen­sa­re la vita – e godersela
Oltre all’a­iu­to pra­ti­co del­la FSCMA, le per­so­ne che la cir­con­da­no gio­ca­no un ruo­lo fon­da­men­ta­le. Un pun­to di rife­ri­men­to costan­te è il suo com­pa­gno, che le sta accan­to. «Non è scon­ta­to che un part­ner ti sosten­ga così tan­to. Lo ammi­ro mol­to per que­sto», rac­con­ta. Anche lo scam­bio con altre per­so­ne col­pi­te, ad esem­pio nel­l’as­so­cia­zio­ne per i mala­ti di SM, le dà for­za e fidu­cia. È sta­ta accol­ta nel­l’as­so­cia­zio­ne poi­ché nel suo caso spe­ci­fi­co ci sono paral­le­li­smi con la SM. Dice: «La vita è trop­po bel­la per arren­der­si. A vol­te biso­gna solo rior­ga­niz­zar­si». Trae for­za anche dal­la sua psi­co­te­ra­pia rego­la­re. «La tera­pia mi aiu­ta ad accet­ta­re la situa­zio­ne e a vede­re di nuo­vo più chia­ra­men­te gli aspet­ti posi­ti­vi del­la vita», affer­ma Andrea Dick 

Per tro­va­re nuo­ve pro­spet­ti­ve di fron­te a gra­vi col­pi del desti­no, il giu­sto sup­por­to e una rete socia­le for­te sono enor­me­men­te impor­tan­ti. E gra­zie alla con­su­len­za del­la FSCMA e ai mez­zi ausi­lia­ri, Andrea Dick orga­niz­za di nuo­vo la sua quo­ti­dia­ni­tà in modo autodeterminato. 

Sin­dro­me di Ehlers-Dan­­los (EDS)
Le sin­dro­mi di Ehlers-Dan­­los (EDS) sono un ter­mi­ne col­let­ti­vo per un grup­po di rari distur­bi con­ge­ni­ti del tes­su­to con­net­ti­vo. A cau­sa di vari difet­ti gene­ti­ci, la strut­tu­ra del tes­su­to con­net­ti­vo è alte­ra­ta in modo pato­lo­gi­co. La malat­tia com­por­ta un’i­per-mobi­li­tà arti­co­la­re gene­ra­le nel siste­ma moto­rio e una ridot­ta capa­ci­tà di cari­co fisi­co. Ciò por­ta in mol­ti sog­get­ti col­pi­ti a con­si­de­re­vo­li pro­ble­mi musco­lo­sche­le­tri­ci, fino all’invalidità. 

Dai pri­mi sin­to­mi alla dia­gno­si pas­sa­no spes­so anni o decen­ni. Il per­cor­so per arri­var­ci è lun­go e dif­fi­ci­le per chi ne è col­pi­to; dia­gno­si e trat­ta­men­ti erra­ti sono pur­trop­po la rego­la. Ciò è dovu­to ai mol­te­pli­ci sin­to­mi e alla com­ples­sa for­mu­la­zio­ne del­la dia­gno­si. A que­sto si aggiun­ge il fat­to che la EDS è una malat­tia rara – ne è col­pi­ta cir­ca una per­so­na su 5000. (Fon­te: Lega sviz­ze­ra con­tro il reumatismo) 

Depo­si­ti AI: soste­ni­bi­li e rispet­to­si del­le risorse

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[Titel] - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz 13

Tut­ti gli otto Cen­tri per mez­zi ausi­lia­ri del­la FSCMA gesti­sco­no, su man­da­to del­l’Uf­fi­cio fede­ra­le del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li (UFAS), un depo­si­to di mez­zi ausi­lia­ri, in bre­ve depo­si­to AI. Que­sti depo­si­ti AI sono una buo­na cosa, per­ché qui i mez­zi ausi­lia­ri non più uti­liz­za­ti rice­vo­no una nuo­va vita. Gli spe­cia­li­sti li revi­sio­na­no e li ripa­ra­no per con­se­gnar­li a un nuo­vo uten­te. In tut­ta la Sviz­ze­ra cir­ca 4000 mez­zi ausi­lia­ri atten­do­no di esse­re riu­ti­liz­za­ti. Il team di Itti­gen con­se­gna ogni anno cir­ca 700 mez­zi ausi­lia­ri. Altret­tan­ti mez­zi ausi­lia­ri tor­na­no ogni anno al depo­si­to. Ma cosa suc­ce­de esat­ta­men­te in un depo­si­to AI? Una visi­ta al depo­si­to AI di Itti­gen fa luce sul­la que­stio­ne. Un esem­pio: una per­so­na ha una car­roz­zi­na, ma ora ne ha biso­gno di una nuo­va. L’AI le rila­scia un’au­to­riz­za­zio­ne di coper­tu­ra dei costi e con­tem­po­ra­nea­men­te le invia un ordi­ne di resti­tu­zio­ne. In que­sto è indi­ca­to che la per­so­na deve con­se­gna­re la vec­chia car­roz­zi­na al depo­si­to AI. Anche il team del­la FSCMA rice­ve que­sta comu­ni­ca­zio­ne e sa quin­di che una car­roz­zi­na sta per esse­re resti­tui­ta. Per la resti­tu­zio­ne ci sono diver­se pos­si­bi­li­tà: la per­so­na por­ta il mez­zo ausi­lia­rio in un depo­si­to AI o lo fa riti­ra­re dal­la FSCMA. Oppu­re por­ta il mez­zo ausi­lia­rio al riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to, che poi ne resti­tui­sce diver­si con­tem­po­ra­nea­men­te al depo­si­to AI. 

Resti­tu­zio­ne e pri­mo controllo
Arri­va­to al depo­si­to AI di Itti­gen, il mez­zo ausi­lia­rio vie­ne por­ta­to pri­ma al pia­no inter­ra­to del­l’e­di­fi­cio. Lì si tro­va­no l’a­rea di con­se­gna e il capan­no­ne, dove sono depo­si­ta­te car­roz­zi­ne resti­tui­te di vario tipo, vei­co­li elet­tri­ci, let­ti per cure e altri mez­zi ausi­lia­ri. Alcu­ne car­roz­zi­ne sem­bra­no piut­to­sto mal­ri­dot­te. Dif­fi­ci­le imma­gi­na­re che pos­sa­no tor­na­re in cir­co­la­zio­ne. Nel capan­no­ne il respon­sa­bi­le del­la con­su­len­za e il respon­sa­bi­le del­l’of­fi­ci­na sot­to­pon­go­no i mez­zi ausi­lia­ri a un pri­mo con­trol­lo. Deci­do­no qua­li mez­zi ausi­lia­ri revi­sio­na­re com­ple­ta­men­te, da qua­li pos­so­no anco­ra rica­va­re pez­zi di ricam­bio e qua­li devo­no esse­re smal­ti­ti e rici­cla­ti. Con­tras­se­gna­no i mez­zi ausi­lia­ri secon­do un siste­ma a sema­fo­ro con ade­si­vi. Il ver­de signi­fi­ca che il mez­zo ausi­lia­rio ver­rà riu­ti­liz­za­to, il ros­so è per lo smal­ti­men­to e il blu con­tras­se­gna i mez­zi ausi­lia­ri che for­ni­sco­no pez­zi di ricam­bio. Se i mez­zi ausi­lia­ri non sono più auto­riz­za­ti in Sviz­ze­ra o se il riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to non for­ni­sce più pez­zi di ricam­bio, alcu­ni mez­zi ausi­lia­ri anco­ra fun­zio­nan­ti ven­go­no invia­ti in Etio­pia, dove pre­sta­no buo­ni ser­vi­zi (vedi riqua­dro). In gene­ra­le vale: se il depo­si­to AI con­se­gna model­li più vec­chi gra­tui­ta­men­te, i desti­na­ta­ri fir­ma­no che non ne trar­ran­no profitto. 

Tor­nia­mo al capan­no­ne. Gli spe­cia­li­sti ten­go­no un regi­stro pre­ci­so di ogni mez­zo ausi­lia­rio e regi­stra­no tut­ti i det­ta­gli nel loro siste­ma. In que­sto modo han­no una pano­ra­mi­ca e san­no cosa han­no in depo­si­to. Tut­ti i depo­si­ti AI han­no acces­so a que­sto data­ba­se e pos­so­no ordi­na­re un mez­zo ausi­lia­rio pres­so un’al­tra sede, se neces­sa­rio. Nel­la mag­gior par­te dei casi si trat­ta di car­roz­zi­ne. «Non spo­stia­mo deam­bu­la­to­ri e let­ti per cure da un depo­si­to all’al­tro, per­ché non è eco­no­mi­co», spie­ga Ale­xan­dra Frey. Lei diri­ge il Cen­tro per mez­zi ausi­lia­ri di Ittigen. 

Stoc­cag­gio e orga­niz­za­zio­ne intelligenti
Quan­do gli spe­cia­li­sti rici­cla­no mez­zi ausi­lia­ri, guar­da­no atten­ta­men­te e smon­ta­no acces­so­ri che potreb­be­ro esse­re uti­li per ripa­ra­zio­ni e revi­sio­ni. Mol­ti mez­zi ausi­lia­ri con­ten­go­no allu­mi­nio ed elet­tro­ni­ca. «Soprat­tut­to le car­roz­zi­ne elet­tri­che for­ni­sco­no sem­pre mate­ria­le di ricam­bio pre­zio­so», spie­ga Ale­xan­dra Frey. Ciò che rima­ne vie­ne sepa­ra­to e smal­ti­to cor­ret­ta­men­te dal team. I mez­zi ausi­lia­ri desti­na­ti al riu­ti­liz­zo si tro­va­no al secon­do pia­no del Cen­tro per mez­zi ausi­lia­ri. Lì si tro­va­no l’of­fi­ci­na e i capan­no­ni di stoc­cag­gio. Que­sti ulti­mi sono il cuo­re del depo­si­to AI. Nei capan­no­ni ci sono file di scaf­fa­li con mez­zi ausi­lia­ri non revi­sio­na­ti. Qui c’è di tut­to: da strut­tu­re per sta­re in pie­di, seg­gio­li­ni per bam­bi­ni e ram­pe a car­roz­zi­ne per bam­bi­ni, car­roz­zi­ne elet­tri­che e manua­li, fino a pro­pul­so­ri elet­tri­ci, dispo­si­ti­vi sali­sca­le, scoo­ter e let­ti per cure. Negli arma­di ci sono cusci­ni nuo­vi e nel­le cas­set­te il mate­ria­le di ricam­bio. Tut­to è ordi­na­to per tipo e dimen­sio­ne, eti­chet­ta­to e orga­niz­za­to con meto­do. Ale­xan­dra Frey defi­ni­sce il depo­si­to AI un nego­zio di arti­co­li vari. Men­tre il riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to si con­cen­tra soli­ta­men­te su mez­zi ausi­lia­ri sele­zio­na­ti, i depo­si­ti AI rice­vo­no i pro­dot­ti più diversi. 

Rapi­da­men­te dispo­ni­bi­li, un van­tag­gio dei depo­si­ti AI
«Alcu­ni mez­zi ausi­lia­ri spa­ri­sco­no rapi­da­men­te, altri resta­no qui a lun­go», spie­ga Ale­xan­dra Frey. Ad esem­pio, per­ché han­no una dimen­sio­ne che si adat­ta solo a poche per­so­ne, o per­ché è un mez­zo ausi­lia­rio spe­cia­le. Quan­do qual­cu­no ha biso­gno di un mez­zo ausi­lia­rio, è pron­to entro due o tre gior­ni. Il tem­po è un van­tag­gio deci­si­vo dei depo­si­ti AI rispet­to al riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to. «Que­st’ul­ti­mo spes­so non ha gran­di magaz­zi­ni e ordi­na i mez­zi ausi­lia­ri dai pro­dut­to­ri», affer­ma Ale­xan­dra Frey. In caso di caren­ze di for­ni­tu­ra o a secon­da del­la situa­zio­ne mon­dia­le, i tem­pi di atte­sa pos­so­no allun­gar­si di mesi. Nei depo­si­ti AI il mate­ria­le è pron­to. Anche l’In­sel­spi­tal si rifor­ni­sce di mez­zi ausi­lia­ri dal depo­si­to AI di Itti­gen. «Quan­do han­no biso­gno di un let­to per cure o di una car­roz­zi­na per le cure pal­lia­ti­ve, deve esse­re velo­ce», rac­con­ta Ale­xan­dra Frey. 

L’of­fi­ci­na dona nuo­va lucentezza
Affin­ché gli spe­cia­li­sti pos­sa­no ricon­di­zio­na­re un mez­zo ausi­lia­rio, rice­vo­no un ordi­ne di offi­ci­na. Que­sto vie­ne crea­to dal­la per­so­na che ha con­si­glia­to il clien­te o la clien­te. L’or­di­ne di offi­ci­na descri­ve esat­ta­men­te come i col­la­bo­ra­to­ri del­l’of­fi­ci­na devo­no adat­ta­re il mez­zo ausi­lia­rio. Pre­le­va­no il mez­zo ausi­lia­rio cor­ri­spon­den­te dal magaz­zi­no, poi lo depo­si­ta­no in una sor­ta di sala d’at­te­sa, per­ché i col­la­bo­ra­to­ri del­l’of­fi­ci­na lavo­ra­no i mez­zi ausi­lia­ri secon­do prio­ri­tà. Spes­so un mez­zo ausi­lia­rio pas­sa sot­to la doc­cia pri­ma del­la revi­sio­ne. A tal fine il depo­si­to AI ha una stan­za sepa­ra­ta. Que­sta è dota­ta di un’i­dro­pu­li­tri­ce, una lava­tri­ce, decal­ci­fi­can­te per sedie da doc­cia e deter­gen­ti e disin­fet­tan­ti. I mec­ca­ni­ci smon­ta­no il mez­zo ausi­lia­rio, lo puli­sco­no accu­ra­ta­men­te e lo lascia­no asciu­ga­re. Suc­ces­si­va­men­te lo ricon­di­co­no, sosti­tui­sco­no il mate­ria­le vec­chio con quel­lo nuo­vo, lo ripa­ra­no e lo adat­ta­no esat­ta­men­te alla per­so­na che lo rice­ve­rà. È sor­pren­den­te la tra­sfor­ma­zio­ne che subi­sco­no i mez­zi ausi­lia­ri. Per­ché dopo il lavo­ro sem­bra­no nuo­vi e aspet­ta­no di esse­re ritirati. 

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I mez­zi ausi­lia­ri usa­ti che tor­na­no al depo­si­to AI sem­bra­no a vol­te piut­to­sto danneggiati

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Lo smal­ti­men­to e il rici­clag­gio cor­ret­ti sono per 2 il depo­si­to AI l’ABC.

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Nei capan­no­ni di stoc­cag­gio si accu­mu­la­no mez­zi ausi­lia­ri e 3 pez­zi di ricam­bio di ogni tipo – orga­niz­za­ti con metodo.

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Gra­zie all’or­di­ne di offi­ci­na i col­la­bo­ra­to­ri del­l’of­fi­ci­na san­no cosa devo­no adat­ta­re per il nuo­vo utente.

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La coda di atte­sa con i mez­zi ausi­lia­ri da revisionare

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In que­sta stan­za gli spe­cia­li­sti puli­sco­no i mez­zi ausiliari.

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Il col­la­bo­ra­to­re del­l’of­fi­ci­na ricon­di­zio­na una car­roz­zi­na per bambini.

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La strut­tu­ra per sta­re in pie­di per bam­bi­ni smon­ta­ta vie­ne riequipaggiata.

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Come nuo­va: una car­roz­zi­na com­ple­ta­men­te revi­sio­na­ta con dispo­si­ti­vo di trai­no è pron­ta per il ritiro.

Anco­ra in uso in Etiopia

I mez­zi ausi­lia­ri dismes­si o che non sod­di­sfa­no più le dispo­si­zio­ni lega­li del­la Sviz­ze­ra rice­vo­no un’ul­te­rio­re vita in Etio­pia. Car­roz­zi­ne e mez­zi ausi­lia­ri sono lì, come in altri pae­si afri­ca­ni, un bene raro. Il 17% del­le per­so­ne in Etio­pia vive con una disa­bi­li­tà. Le cau­se sono guer­re, malat­tie o inci­den­ti. La FSCMA sostie­ne con il suo part­ner Rol­laid di Inter­la­ken l’or­ga­niz­za­zio­ne no-pro­­fit Addis Guzo. Oltre alle dona­zio­ni di mate­ria­le, due col­la­bo­ra­to­ri del­la FSCMA viag­gia­no rego­lar­men­te in Etio­pia per for­ma­re le per­so­ne nel­l’u­so dei mez­zi ausiliari. 

Video su Addis Guzo in lin­gua inglese

Per saper­ne di più:

www.rollaid.org
www.addisguzo.com

Depo­si­ti AI: un man­da­to di prestazioni

I depo­si­ti AI pres­so la FSCMA garan­ti­sco­no che i mez­zi ausi­lia­ri usa­ti ven­ga­no man­te­nu­ti e riu­ti­liz­za­ti. Si crea così un ciclo soste­ni­bi­le che rispet­ta le risor­se e fa rispar­mia­re costi all’AI.

La FSCMA gesti­sce il depo­si­to di mez­zi ausi­lia­ri del­l’as­si­cu­ra­zio­ne inva­li­di­tà (depo­si­to AI) su man­da­to del­l’Uf­fi­cio fede­ra­le del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li (UFAS). Nei depo­si­ti sono pron­ti per il riu­ti­liz­zo mez­zi ausi­lia­ri di vario tipo. Come si è arri­va­ti a que­sta col­la­bo­ra­zio­ne? In pas­sa­to era così: l’AI acqui­sta­va mez­zi ausi­lia­ri tra­mi­te il riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to. I mez­zi ausi­lia­ri non più uti­liz­za­ti tor­na­va­no a enti diver­si a secon­da del­la rego­la­men­ta­zio­ne can­to­na­le. Un’im­pre­sa costo­sa e poco sen­sa­ta dal pun­to di vista eco­lo­gi­co per l’AI, per­ché acqui­sta­va sem­pre nuo­vi mez­zi ausi­lia­ri. Per que­sto moti­vo l’AI nel 1988 si mise alla ricer­ca di un’or­ga­niz­za­zio­ne indi­pen­den­te per rea­liz­za­re l’i­dea dei depo­si­ti AI. Un ente cen­tra­le dove­va gesti­re i mez­zi ausi­lia­ri, man­te­ner­li e ricon­di­zio­nar­li per il riu­ti­liz­zo. L’AI tro­vò nel­la FSCMA la solu­zio­ne, poi­ché que­sta svol­ge solo atti­vi­tà di con­su­len­za e non ope­ra essa stes­sa come riven­di­to­re specializzato. 

Un ciclo sostenibile
Anco­ra oggi l’AI acqui­sta i mez­zi ausi­lia­ri pres­so il riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to e li con­se­gna in pre­sti­to alle per­so­ne che ne han­no biso­gno. Un bam­bi­no in cre­sci­ta o una per­so­na con una malat­tia pro­gres­si­va ha rapi­da­men­te biso­gno di un altro mez­zo ausi­lia­rio. La dif­fe­ren­za rispet­to al pas­sa­to è: oggi i mez­zi ausi­lia­ri usa­ti van­no in uno dei depo­si­ti AI pres­so la FSCMA. Gli spe­cia­li­sti li revi­sio­na­no e li con­se­gna­no alla per­so­na suc­ces­si­va. Un ciclo soste­ni­bi­le e rispet­to­so del­le risor­se. «Natu­ral­men­te è anche impor­tan­te che il riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to con­se­gni nuo­vi mez­zi ausi­lia­ri, altri­men­ti i depo­si­ti AI un gior­no saran­no vuo­ti», spie­ga Ale­xan­dra Frey. Come si ottie­ne un mez­zo ausi­lia­rio dal depo­si­to AI? Ci sono diver­si modi. Uno sce­na­rio di esem­pio: una per­so­na che ha biso­gno di una nuo­va car­roz­zi­na si rivol­ge al riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to. Que­sto discu­te con lei qua­le model­lo e qua­li adat­ta­men­ti le ser­vo­no. Inve­ce di ven­de­re diret­ta­men­te la car­roz­zi­na e adde­bi­tar­la all’AI, il riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to deve pri­ma veri­fi­ca­re pres­so il depo­si­to AI se è dispo­ni­bi­le un model­lo adat­to. Se sì, la per­so­na rice­ve il mez­zo ausi­lia­rio dal depo­si­to AI, se no, dal riven­di­to­re spe­cia­liz­za­to. Mol­ti clien­ti del­la FSCMA cono­sco­no ormai il depo­si­to AI da anni e in caso di neces­si­tà con­tat­ta­no diret­ta­men­te anche gli spe­cia­li­sti. Se un mez­zo ausi­lia­rio del depo­si­to AI neces­si­ta di ripa­ra­zio­ni o revi­sio­ni, gli uten­ti pos­so­no rivol­ger­si in qual­sia­si momen­to all’of­fi­ci­na del depo­si­to AI. 

Sen­za profitto
Il depo­si­to AI rice­ve dal­l’AI un impor­to for­fet­ta­rio per ogni mez­zo ausi­lia­rio. Que­sto copre mate­ria­le, manu­ten­zio­ne e sti­pen­di dei col­la­bo­ra­to­ri. L’ec­ce­den­za gene­ra­ta dai depo­si­ti AI tor­na a fine anno all’U­FAS. La FSCMA non ottie­ne alcun pro­fit­to dal­la gestio­ne del depo­si­to AI. 

 

Buo­no a sapersi

Il prin­ci­pio del­l’AI reci­ta: «Esi­ste dirit­to solo a mez­zi ausi­lia­ri di ese­cu­zio­ne sem­pli­ce, fun­zio­na­le ed eco­no­mi­ca. I costi aggiun­ti­vi dovu­ti a un’e­se­cu­zio­ne diver­sa devo­no esse­re soste­nu­ti dal­l’as­si­cu­ra­to stes­so.» (Art. 2 del­l’Or­di­nan­za del Dipar­ti­men­to fede­ra­le del­l’in­ter­no con­cer­nen­te la for­ni­tu­ra di mez­zi ausi­lia­ri da par­te del­l’as­si­cu­ra­zio­ne invalidità)

La Sviz­ze­ra può pren­de­re esem­pio da Barcellona

An Barcelona kann sich die Schweiz ein Beispiel nehmen - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz
An Barcelona kann sich die Schweiz ein Beispiel nehmen - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz

Caro­li­ne Baier era un’or­ga­niz­za­tri­ce di even­ti di pro­fes­sio­ne ed era respon­sa­bi­le di diver­si even­ti pub­bli­ci nel­la cit­tà di Zuri­go. «C’e­ra sem­pre mol­to da orga­niz­za­re affin­ché tut­to fun­zio­nas­se alla per­fe­zio­ne», ricor­da la 52enne. Ama­va mol­to il suo lavo­ro, fin­ché nel 2010 la dia­gno­si di scle­ro­si mul­ti­pla ℠ le ha scom­bus­so­la­to i pia­ni. La SM è una malat­tia con mol­ti vol­ti, il cui decor­so met­te fisi­ca­men­te alla pro­va le per­so­ne colpite. 

Pri­mi sin­to­mi e il lun­go per­cor­so ver­so la diagnosi
L’or­ga­niz­za­zio­ne di even­ti è mol­to impe­gna­ti­va e lo stress aggra­va i sin­to­mi del­la malat­tia. Caro­li­ne Baier ha dovu­to, a malin­cuo­re, rinun­cia­re al suo ama­to lavo­ro. Ha tra­scor­so il tem­po gua­da­gna­to con la sua fami­glia. I suoi figli ave­va­no tre e cin­que anni quan­do ha rice­vu­to la diagnosi. 

«Retro­spet­ti­va­men­te, so di aver avu­to i pri­mi sin­to­mi già all’e­tà di 17 anni», rac­con­ta Caro­li­ne Baier. Bal­lan­do, notò che dopo poco tem­po ave­va pro­ble­mi di coor­di­na­zio­ne e non riu­sci­va più a tene­re il rit­mo. Inol­tre, ave­va costan­te­men­te infe­zio­ni alla vesci­ca. Più tar­di si aggiun­se­ro stan­chez­za e for­mi­co­lio alle brac­cia e alle gam­be. «Il mio medi­co di fami­glia lo liqui­dò come sovrac­ca­ri­co», spie­ga. Si sen­ti­va eti­chet­ta­ta come ipo­con­dria­ca e non pre­sa sul serio. 

Una malat­tia con mol­ti effet­ti collaterali
Oggi si adat­ta bene alla malat­tia e alla situa­zio­ne di vita in con­ti­nuo cam­bia­men­to. «Sono mol­to ben inte­gra­ta nel­la mia fami­glia», dice Caro­li­ne Baier e aggiun­ge: «I miei ragaz­zi e mio mari­to san­no gesti­re mol­to bene la SM e le sfi­de che ne deri­va­no». È un’im­pren­di­tri­ce e può adat­ta­re il suo ora­rio di lavo­ro al suo benes­se­re. Per­ché la SM la ral­len­ta. Anda­tu­ra atas­si­ca (atas­sia), solo il 20% del­la vista nel­l’oc­chio sini­stro a cau­sa di un dan­no per­ma­nen­te al ner­vo otti­co, distur­bi del­l’e­qui­li­brio, affa­ti­ca­men­to, rigi­di­tà mat­tu­ti­na e debo­lez­za di coor­di­na­zio­ne e con­cen­tra­zio­ne sono solo alcu­ni degli effet­ti collaterali. 

Mobi­le gra­zie ai mez­zi ausiliari
I mez­zi ausi­lia­ri sono uti­liz­za­ti quo­ti­dia­na­men­te da Caro­li­ne Baier. Un ele­gan­te basto­ne da pas­seg­gio è il suo com­pa­gno costan­te. Dopo una gra­ve rica­du­ta nel 2012, pos­sie­de una sedia a rotel­le atti­va con un moto­re elet­tri­co mon­ta­bi­le e una ruo­ta aggiun­ti­va com­ple­men­ta­re. Può mon­tar­la lei stes­sa sul­la sedia a rotel­le. Soprat­tut­to quan­do i bam­bi­ni era­no pic­co­li, pote­va così supe­ra­re sen­za pro­ble­mi sen­tie­ri di ghia­ia o pra­ti per rag­giun­ge­re il par­co gio­chi. «Non è sta­to faci­le con­vin­ce­re l’AI che una sedia a rotel­le da fuo­ri­stra­da è buo­na per il ter­re­no, ma per me nel­la vita di tut­ti i gior­ni è poco pra­ti­ca a cau­sa del cari­co in auto», rac­con­ta Caro­li­ne Baier. Oggi uti­liz­za anche un moto­re elet­tri­co per sedie a rotel­le atti­ve, lo Smoov. Anche que­sto lo mon­ta lei stes­sa sul­la sedia a rotel­le. Dal 2019 è anche orgo­glio­sa pro­prie­ta­ria di un Alinker. 

Alin­ker – Bici­clet­ta sen­za peda­li per una mag­gio­re autonomia
L’A­lin­ker è una bici­clet­ta sen­za peda­li a tre ruo­te. È pro­get­ta­ta per le per­so­ne che voglio­no rima­ne­re atti­ve e mobi­li in modo auto­no­mo. Con l’A­lin­ker, Caro­li­ne Baier si muo­ve in equi­li­brio, all’al­tez­za degli occhi e alleg­ge­ri­ta dal pro­prio peso corporeo. 

Caro­li­ne Baier è così entu­sia­sta del­l’A­lin­ker che dal 2019 detie­ne i dirit­ti per la sua distri­bu­zio­ne in Sviz­ze­ra, Ger­ma­nia e Austria. Gli inte­res­sa­ti pos­so­no pro­va­re l’A­lin­ker pres­so Caro­li­ne Baier pri­ma del­l’ac­qui­sto. Attual­men­te la bici­clet­ta sen­za peda­li non è nel­l’e­len­co dei mez­zi ausi­lia­ri del­l’AI, ma in sin­go­li casi que­sta ne copre i costi. 

Tem­po per ripren­der­si e rac­co­glie­re impressioni
Il movi­men­to è per Caro­li­ne Baier un equi­li­brio idea­le al lavo­ro. Pri­ma era mol­to spor­ti­va, oggi fa fit­ness ogni gior­no e va rego­lar­men­te all’ip­po­te­ra­pia. Insie­me a suo mari­to, par­te­ci­pa anche rego­lar­men­te agli even­ti spor­ti­vi dei suoi figli, che si distin­guo­no come gio­va­ni atle­ti nel­la pal­la­vo­lo e nel cal­cio. «Sono dav­ve­ro bra­vi», dice la mam­ma orgogliosa. 

Ma anche il perio­do più bel­lo del­l’an­no non man­ca alla fami­glia. Per Caro­li­ne Baier e suo mari­to, le vacan­ze spes­so sono in Fran­cia. Nel baga­glio ci sono tut­ti i mez­zi ausi­lia­ri mobi­li: la sedia a rotel­le con tut­ti gli acces­so­ri, la Hase Bike con assi­sten­za elet­tri­ca e natu­ral­men­te l’A­lin­ker. Per l’A­lin­ker e la sedia a rotel­le han­no pro­get­ta­to un rimor­chio per bici­clet­te che pos­so­no trai­na­re. Seb­be­ne Caro­li­ne Baier si muo­va anco­ra a pie­di con il basto­ne, può ricor­re­re a que­sti mez­zi ausi­lia­ri quan­do visi­ta una cit­tà o altre attra­zio­ni. «Le mie for­ze non basta­no più per cam­mi­na­re o anda­re in bici­clet­ta per ore», dice Caro­li­ne Baier. 

Nel 2023 la fami­glia ha viag­gia­to a Bar­cel­lo­na. Ha por­ta­to con sé l’A­lin­ker. È pie­ghe­vo­le e non è sta­to un pro­ble­ma por­tar­lo in aereo. Caro­li­ne Baier è rima­sta entu­sia­sta di Bar­cel­lo­na. «La cit­tà è mol­to ben attrez­za­ta per le esi­gen­ze del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà», spie­ga. Si può, ad esem­pio, noleg­gia­re spon­ta­nea­men­te una sedia a rotel­le, e ci sono taxi appo­si­ta­men­te attrez­za­ti, con­tras­se­gna­ti per il tra­spor­to di sedie a rotel­le. «La Sviz­ze­ra dovreb­be pren­de­re esem­pio», dice. Le sue espe­rien­ze con l’A­lin­ker nei tra­spor­ti pub­bli­ci sviz­ze­ri non sono mol­to buo­ne. Non è – a dif­fe­ren­za del­le sedie a rotel­le e dei deam­bu­la­to­ri – un mez­zo ausi­lia­rio sog­get­to a obbli­go di tra­spor­to. Nono­stan­te tut­ti gli osta­co­li, Caro­li­ne Baier rima­ne posi­ti­va e si con­cen­tra su ciò che può fare, e aggiun­ge: «Ram­ma­ri­car­si per ciò che non è più pos­si­bi­le non ser­ve a nulla». 

La Svizzera può prendere esempio da Barcellona - La FSCMA – La vostra consulente indipendente e fornitrice di servizi per i mezzi ausiliari in Svizzera 1 La Svizzera può prendere esempio da Barcellona - La FSCMA – La vostra consulente indipendente e fornitrice di servizi per i mezzi ausiliari in Svizzera 2

Gra­zie all’A­lin­ker, chiac­chie­ra con sua madre all’al­tez­za degli occhi men­tre fa shop­ping a Barcellona.
Sightseeing a Bar­cel­lo­na: con l’A­lin­ker, Caro­li­ne Baier si muo­ve in autonomia.

In mol­ti pae­si le per­so­ne sono mol­to disponibili

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Cul­tu­re, colo­ri, pro­fu­mi, ani­ma­li, natu­ra: c’è mol­to da sco­pri­re nel mon­do. I ricor­di e le espe­rien­ze fat­te duran­te i viag­gi lascia­no il segno e resta­no nel cuo­re. Anche per chi usa la sedia a rotel­le sono pos­si­bi­li viag­gi indi­vi­dua­li in pae­si lon­ta­ni. Roland Bigler, con­su­len­te di viag­gio per viag­gi acces­si­bi­li pres­so Glo­be­trot­ter, in con­ver­sa­zio­ne con Exma INFO. 

Per­ché con­si­glia alle per­so­ne in sedia a rotel­le viag­gi avven­tu­ro­si e individuali?
Viag­gia­re arric­chi­sce! Anche se per chi usa la sedia a rotel­le le vacan­ze di per sé sono spes­so già un’av­ven­tu­ra. In tut­to il mon­do ci sono azien­de che offro­no alle per­so­ne in sedia a rotel­le espe­rien­ze che van­no oltre i viag­gi stan­dard. In Kenya e in Suda­fri­ca ci sono vei­co­li con ram­pe per sedie a rotel­le elet­tri­che. Fino­ra ho lascia­to una ram­pa in ogni con­ti­nen­te, per­ché la gen­te me ne ha costrui­ta una per tre o quat­tro gra­di­ni. Chis­sà, for­se le ram­pe sono anco­ra lì oggi e aiu­ta­no altri. 

O che ne dici di un giro in cam­mel­lo? Ho tro­va­to un for­ni­to­re di tour e viag­gi orga­niz­za­ti acces­si­bi­li in Maroc­co. Offre anche pas­seg­gia­te in cam­mel­lo per chi usa la sedia a rotel­le. Que­sto è pos­si­bi­le gra­zie a una sedia appo­si­ta­men­te costrui­ta che vie­ne lega­ta sul dor­so del­l’a­ni­ma­le. Così anche i tetra­ple­gi­ci pos­so­no fare un tour nel deser­to e per­not­ta­re in ten­da. Espe­rien­ze del gene­re mi attraggono. 

Sei con­su­len­te di viag­gio pres­so Glo­be­trot­ter. Come ci sei arrivato? 
Nel 2012 sono sta­to in Austra­lia con la mia com­pa­gna per un anno. Pri­ma del viag­gio ave­vo lascia­to il mio lavo­ro; poco pri­ma di tor­na­re a casa, mi è venu­ta l’i­dea di lavo­ra­re in un’a­gen­zia di viag­gi – un’a­gen­zia che offre viag­gi indi­vi­dua­li acces­si­bi­li. Anco­ra in Austra­lia ho con­tat­ta­to il CEO di Glo­be­trot­ter, ed era aper­to alla mia idea. Ora lavo­ro come con­su­len­te di viag­gio dal 2014 e ho svi­lup­pa­to un ser­vi­zio di con­su­len­za per viag­gi accessibili. 

Ha sen­so che le per­so­ne in sedia a rotel­le con­si­gli­no altre per­so­ne nel­la stes­sa situa­zio­ne. Inol­tre è più cre­di­bi­le, per­ché cono­scia­mo temi che i pedo­ni non han­no sul radar. 

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Imma­gi­ne a sini­stra: Vasti­tà infi­ni­ta e natu­ra pura nel Par­co Pro­vin­cia­le di Ischi­gua­la­sto in Argentina.
Imma­gi­ne a destra: A Buda­pe­st c’è mol­to da sco­pri­re in sedia a rotel­le – come il Palo­ma Arts­pa­ce, dal 2014 la casa dei crea­ti­vi ungheresi.

Cosa fai quan­do gli inte­res­sa­ti han­no dub­bi pri­ma di un viag­gio lontano?
Allo­ra rac­con­to loro del­le mie espe­rien­ze. Da Glo­be­trot­ter ogni con­su­len­te di viag­gio ha un pro­fi­lo onli­ne con reso­con­ti di viag­gio – così anche io. Lì gli inte­res­sa­ti pos­so­no leg­ge­re cosa è pos­si­bi­le per me, dove e come viag­gio. Che si trat­ti di un safa­ri in Kenya, di un viag­gio in cam­per attra­ver­so il Cana­da o su una casa gal­leg­gian­te attra­ver­so Berlino. 

In Austra­lia io e la mia com­pa­gna abbia­mo vis­su­to in ten­da per set­te mesi. Cer­to, non è pos­si­bi­le per tut­ti, ma si vede: anche in sedia a rotel­le mol­to è pos­si­bi­le. Natu­ral­men­te ogni con­su­len­za è indi­vi­dua­le e il viag­gio dipen­de dal tipo di limi­ta­zio­ne del­la mobi­li­tà. Può anche gio­ca­re un ruo­lo se la per­so­na viag­gia con la sedia a rotel­le elet­tri­ca o manua­le. Soprat­tut­to quan­do si dipen­de dal­l’a­iu­to degli altri. Una sedia a rotel­le elet­tri­ca è pesan­te e in caso di pro­ble­ma tec­ni­co non può esse­re sol­le­va­ta in un vei­co­lo, per esem­pio. Inve­ce una sedia a rotel­le manua­le può esse­re sol­le­va­ta e cari­ca­ta sen­za problemi. 

Su Inter­net le per­so­ne in sedia a rotel­le rac­con­ta­no le loro espe­rien­ze di viag­gio nei loro blog. Vale la pena fare una ricerca. 

Qua­li offer­te o desti­na­zio­ni per per­so­ne in sedia a rotel­le offre Globetrotter?
Da Glo­be­trot­ter non abbia­mo un cata­lo­go di viag­gi nel sen­so clas­si­co per i viag­gi acces­si­bi­li. Quan­do qual­cu­no mi con­tat­ta con un desi­de­rio o un’i­dea di viag­gio, fac­cio ricer­che su Inter­net per vede­re se ci sono offer­te e fornitori. 

Un esem­pio: qual­che mese fa una clien­te vole­va anda­re alle Iso­le Gala­pa­gos con suo figlio. One­sta­men­te pen­sa­vo che potes­se esse­re piut­to­sto dif­fi­ci­le. Ma mi sono dovu­to ricre­de­re. In Ger­ma­nia ho tro­va­to un for­ni­to­re che offre viag­gi acces­si­bi­li alle Iso­le Gala­pa­gos. L’ho con­tat­ta­to. Madre e figlio han­no tra­scor­so tre set­ti­ma­ne lì ed era­no entu­sia­sti. Fino­ra sono riu­sci­to a sod­di­sfa­re qua­si tut­ti i desi­de­ri dei miei clienti. 

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Fred­do, neve e un giro in slit­ta trai­na­ta da ren­ne in sedia a rotel­le in Finlandia.
Il ter­re­no è fan­go­so, le per­so­ne sono dispo­ni­bi­li – sen­za esi­ta­re, por­ta­no Roland Bigler attra­ver­so il ter­re­no imper­vio in Kenya.

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Imma­gi­ne a sini­stra: Sky­li­ne, tra­mon­to – per­ché non par­ti­re per Mia­mi e immer­ger­si nel­la città?
Imma­gi­ne a destra: Mare, sco­glie­re – la Nor­man­dia ha mol­to da offri­re. Come qui a Fécamp. 

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Imma­gi­ne a sini­stra: Come nel­le Mil­le e una not­te: la gran­de Moschea del Sul­ta­no Qaboos, una del­le moschee più gran­di del mon­do e una del­le prin­ci­pa­li attra­zio­ni di Muscat.
Imma­gi­ne a destra: Cuba è famo­sa per le sue auto d’e­po­ca colo­ra­te. Con abba­stan­za chia­ri­men­ti, il pae­se può esse­re visi­ta­to anche in sedia a rotelle. 

I viag­gi in aereo con la sedia a rotel­le han­no le loro insi­die. Cosa devo­no sape­re i viag­gia­to­ri e come si pre­pa­ra­no al meglio?
Le com­pa­gnie aeree sono obbli­ga­te secon­do l’As­so­cia­zio­ne Inter­na­zio­na­le del Tra­spor­to Aereo IATA a tra­spor­ta­re anche per­so­ne che dipen­do­no da una sedia a rotel­le. Inol­tre, le com­pa­gnie aeree devo­no aiu­ta­re duran­te l’im­bar­co e lo sbar­co. Natu­ral­men­te un pas­seg­ge­ro deve sod­di­sfa­re deter­mi­na­ti cri­te­ri. Per esem­pio, deve poter sta­re sedu­to eret­to nel nor­ma­le sedi­le dell’aereo. 

Un’in­si­dia è il bagno. Il per­so­na­le di volo non aiu­ta nes­su­no ad anda­re in bagno. Le per­so­ne con SM o in gene­ra­le le per­so­ne che han­no anco­ra una cer­ta capa­ci­tà di cam­mi­na­re pos­so­no spo­star­si auto­no­ma­men­te dal­la sedia a rotel­le del­la cabi­na al pic­co­lo gabi­net­to. Per me que­sto signi­fi­ca: una vol­ta sul­l’ae­reo, riman­go al mio posto fino allo sbar­co. Uso un cate­te­re e una sac­ca per le uri­ne, che la mia com­pa­gna svuo­ta per me. Non ci sono pos­si­bi­li­tà migliori. 

Tut­te le com­pa­gnie aeree han­no le stes­se linee gui­da quan­do si trat­ta di tra­spor­ta­re sedie a rotelle?
Per quan­to ne so, le linee gui­da sono le stes­se ovun­que. I viag­gia­to­ri con sedia a rotel­le devo­no regi­stra­re la loro sedia a rotel­le. Per una sedia a rotel­le elet­tri­ca o un dispo­si­ti­vo di trai­no ser­vo­no anche infor­ma­zio­ni sul tipo di bat­te­ria. Il tra­spor­to di una sedia a rotel­le è gra­tui­to. È impor­tan­te far­si con­fer­ma­re tut­to per iscritto. 

Una vol­ta ero in Oman. Il volo di anda­ta è anda­to liscio, al ritor­no la stes­sa com­pa­gnia aerea improv­vi­sa­men­te non vole­va por­ta­re lo Swiss-Trac, anche se tut­to era in rego­la e viag­gia­vo con lo stes­so mate­ria­le. I viag­gia­to­ri in sedia a rotel­le dovreb­be­ro pre­pa­rar­si a tali sce­na­ri, rima­ne­re fles­si­bi­li e tena­ci e insi­ste­re sui pro­pri dirit­ti e sui docu­men­ti confermati. 

Ci sono deter­mi­na­te com­pa­gnie aeree che con­si­gli par­ti­co­lar­men­te per la loro acces­si­bi­li­tà e offer­te di supporto?
Per quan­to ne so, tut­te le com­pa­gnie offro­no più o meno la stes­sa offer­ta acces­si­bi­le. Con le com­pa­gnie aeree sviz­ze­re si ha il van­tag­gio di esse­re a casa e del­la lin­gua. Que­sto ren­de più faci­le far­si vale­re in caso di difficoltà. 

L’ac­ces­si­bi­li­tà in un pae­se del ter­zo mon­do non è la stes­sa che da noi, già solo per l’in­fra­strut­tu­ra. Come dovreb­be­ro pre­pa­rar­si i viaggiatori?
I miei clien­ti sono ben con­sa­pe­vo­li che non pos­so­no aspet­tar­si la stes­sa infra­strut­tu­ra che abbia­mo noi in altri pae­si, soprat­tut­to quan­do par­to­no per pae­si più poveri.

Può suc­ce­de­re ovun­que che un ascen­so­re non fun­zio­ni. Nei viag­gi in tre­no fuo­ri dal­le gran­di cit­tà spes­so non ci sono ban­chi­ne a livel­lo del suo­lo. O il per­so­na­le di una com­pa­gnia di tra­spor­ti non vuo­le assu­mer­si la respon­sa­bi­li­tà di una per­so­na in sedia a rotel­le. Lì si dipen­de dal­l’a­iu­to dei com­pa­gni di viag­gio. Ma di soli­to sup­por­ta­no volentieri. 

Hai esem­pi di questo?
Duran­te un viag­gio di cin­que set­ti­ma­ne alle Fiji abbia­mo fat­to un’e­scur­sio­ne su un’i­so­la. Il viag­gio in bar­ca è dura­to tre ore. Al momen­to del­la pre­no­ta­zio­ne ave­vo men­zio­na­to che uso una sedia a rotel­le e non pos­so sali­re le sca­le. L’e­qui­pag­gio ha det­to che non era un pro­ble­ma, avreb­be­ro aiu­ta­to – un’af­fer­ma­zio­ne che lascia mol­to spa­zio all’in­ter­pre­ta­zio­ne. Sul­la bar­ca mi han­no sol­le­va­to con cura dal­la sedia a rotel­le. Arri­va­ti all’i­so­la, la bar­ca non pote­va attrac­ca­re a cau­sa del­la bas­sa marea. Mol­to natu­ral­men­te l’e­qui­pag­gio mi ha por­ta­to per cir­ca 200 metri attra­ver­so l’ac­qua bas­sa. Così spon­ta­nea­men­te le per­so­ne del posto risol­vo­no le situazioni. 

Qua­li con­si­gli hai per pro­teg­ger­si dal­le emer­gen­ze medi­che duran­te i viaggi?
Nes­su­no può pro­teg­ger­si da tut­to. È impor­tan­te ave­re con sé abba­stan­za mate­ria­le di ricam­bio, i far­ma­ci neces­sa­ri e i far­ma­ci di emer­gen­za comu­ni. Inol­tre, i viag­gia­to­ri dovreb­be­ro ave­re un’as­si­cu­ra­zio­ne di rim­pa­trio per un’emergenza. 

È sicu­ra­men­te sen­sa­to infor­mar­si in anti­ci­po pres­so le auto­ri­tà loca­li, l’or­ga­niz­za­to­re o le per­so­ne del posto sul­l’o­spe­da­le o lo stu­dio medi­co più vici­no. È anche uti­le cer­ca­re in anti­ci­po il nume­ro di emer­gen­za del paese. 

Orga­niz­zi sup­por­to e assi­sten­za in loco per i tuoi clienti?
Tut­ti i miei clien­ti viag­gia­no con una o più per­so­ne di accom­pa­gna­men­to. Si sen­to­no più a loro agio quan­do una per­so­na di fidu­cia si occu­pa di deter­mi­na­ti com­pi­ti di assi­sten­za. Un’as­si­sten­za da par­te di estra­nei può esse­re deli­ca­ta se non fun­zio­na a livel­lo inter­per­so­na­le. A Tene­ri­fe c’è per esem­pio una sor­ta di assi­sten­za domi­ci­lia­re. Quan­do cono­sco tali offer­te, inol­tro i con­tat­ti agli inte­res­sa­ti se neces­sa­rio. Ma devo­no orga­niz­za­re il sup­por­to da soli. 

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In viag­gio acces­si­bi­le in Thai­lan­dia – fun­zio­na benissimo.

Che ruo­lo gio­ca­no i con­tat­ti loca­li e le reti nel­la pia­ni­fi­ca­zio­ne dei viaggi?
Acces­si­bi­le o no: da Glo­be­trot­ter pre­no­tia­mo i viag­gi esclu­si­va­men­te tra­mi­te altri orga­niz­za­to­ri con con­tat­ti loca­li. Gestia­mo una hel­pli­ne 24 ore su 24. Se arri­va una segna­la­zio­ne tra­mi­te que­sta, infor­mo l’or­ga­niz­za­to­re e lui coor­di­na ulte­rior­men­te. Nei viag­gi di grup­po è più faci­le, lì si ha una per­so­na di con­tat­to in loco. 

Viag­gia­re in grup­po o in modo indi­pen­den­te: qua­li sono i van­tag­gi e gli svan­tag­gi per le per­so­ne in sedia a rotelle?
Il van­tag­gio di un viag­gio di grup­po può esse­re che si può con­di­vi­de­re ciò che si è vis­su­to o anche le pau­re, ci si sostie­ne a vicen­da, ci si moti­va o ci si dan­no con­si­gli. Per­so­nal­men­te pre­fe­ri­rei un pic­co­lo grup­po con due o tre per­so­ne in sedia a rotel­le, di più lo imma­gi­no dif­fi­ci­le – sia per il tra­sfe­ri­men­to aero­por­tua­le che per i tra­spor­ti nel pae­se di vacan­za. Anche una visi­ta al risto­ran­te con sei sedie a rotel­le e diver­se per­so­ne di accom­pa­gna­men­to diven­ta rapi­da­men­te una sfi­da di spa­zio per il per­so­na­le del­la ristorazione. 

Qua­li mez­zi ausi­lia­ri oltre alla sedia a rotel­le por­ti con te in viag­gio e cosa c’è da considerare?
Fon­da­men­tal­men­te viag­gio secon­do il mot­to: «Meno è meglio.» Il mio dispo­si­ti­vo di trai­no, lo Swiss-Trac, vie­ne sem­pre con me. Altre per­so­ne dipen­do­no da una sedia a rotel­le elet­tri­ca e devo­no por­tar­la con sé. Biso­gna sem­pre tene­re a men­te che un dispo­si­ti­vo può rom­per­si e una ripa­ra­zio­ne può esse­re dif­fi­ci­le. Un tale gua­sto può signi­fi­ca­re la fine di un viag­gio. Que­ste pau­re sono com­pren­si­bi­li, ma rinun­cia­re a viag­gia­re per que­sto sareb­be un peccato. 

Imma­gi­ni per gen­ti­le con­ces­sio­ne di Roland Bigler

In molti paesi le persone sono molto disponibili - La FSCMA – La tua consulente e fornitrice di servizi indipendente per mezzi ausiliari in Svizzera 9

La per­so­na
Un tuf­fo nel mare è sta­to fata­le per Roland Bigler. A segui­to di un col­po alla nuca, cau­sa­to da un’on­da, il 20enne di allo­ra è diven­ta­to tetra­ple­gi­co. Il mura­to­re di for­ma­zio­ne è da allo­ra para­liz­za­to dal pet­to in giù – può muo­ve­re le brac­cia in modo limi­ta­to, le dita no. Pro­fes­sio­nal­men­te Roland Bigler ha dovu­to cam­bia­re e ha com­ple­ta­to una for­ma­zio­ne com­mer­cia­le pres­so la Fon­da­zio­ne Schu­­lungs- und Woh­n­heim Ros­sfeld a Ber­na. Suc­ces­si­va­men­te ha lavo­ra­to lì nel­l’IT e nel­la con­ta­bi­li­tà. Roland Bigler non si è mai lascia­to sco­rag­gia­re dai viag­gi nono­stan­te la sedia a rotel­le. Le sue espe­rien­ze gli tor­na­no uti­li nel­le sue con­su­len­ze per viag­gi acces­si­bi­li pres­so Globetrotter. 

I suoi reso­con­ti di viag­gio sono dispo­ni­bi­li su: globetrotter.ch/rbigler

Anche se ci met­to mol­to più tem­po, vado avanti!

Zwar brauche ich viel länger, aber es geht vorwärts! - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz
Zwar brauche ich viel länger, aber es geht vorwärts! - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz 1

Da cir­ca dodi­ci anni René (75) ed Esther (71) vivo­no in Argo­via. Poi­ché la vita a Zuri­go in pen­sio­ne era diven­ta­ta trop­po cara per loro, han­no cer­ca­to un’alternativa – e l’hanno tro­va­ta a Fahr­wan­gen. La loro “caset­ta del­le stre­ghe”, come la chia­ma­no, riu­ni­sce tut­ti i desi­de­ri: vive­re in due nuclei dome­sti­ci diver­si nel­lo stes­so edi­fi­cio e un giar­di­no in comu­ne da col­ti­va­re. Per­ché l’amore per il giar­di­nag­gio li uni­sce. E non solo qui si aiu­ta­no e si sosten­go­no a vicenda. 

René è un elet­tri­ci­sta radio­te­le­vi­si­vo di for­ma­zio­ne, con un per­fe­zio­na­men­to come custo­de. Dopo un’emorragia cere­bra­le ha per­ce­pi­to una pen­sio­ne par­zia­le, ma ha comun­que con­ti­nua­to a lavo­ra­re per mol­ti anni. Da cir­ca 25 anni sof­fre inol­tre di poli­neu­ro­pa­tia, una malat­tia che ridu­ce la sen­si­bi­li­tà di pie­di e mani. Se René, per esem­pio, si feri­sce ai pie­di o gli ven­go­no del­le vesci­che, non se ne accor­ge. Que­sto ha cau­sa­to infiam­ma­zio­ni che alla fine han­no por­ta­to all’amputazione di diver­se dita dei pie­di e dell’avampiede destro. Dopo ulte­rio­ri com­pli­ca­zio­ni, è sta­ta neces­sa­ria l’amputazione anche del­la gam­ba sini­stra, inclu­so il ginocchio. 

Alle­nar­si per anda­re in bici su strada
Per l’ex cicli­sta atti­vo, all’inizio è sta­to un duro col­po – dopo­tut­to non pote­va più pra­ti­ca­re il suo ama­to hob­by. Ma René non si è lascia­to abbat­te­re. Gra­zie a una tera­pia inten­si­va con alle­na­men­to alla deam­bu­la­zio­ne e poten­zia­men­to musco­la­re, sta len­ta­men­te tor­nan­do ad avvi­ci­nar­si al cicli­smo. Al momen­to peda­la solo sul­la cyclet­te, ma le pro­spet­ti­ve di tor­na­re a muo­ver­si su stra­da sono buo­ne. In que­sto lo aiu­ta un’articolazione del ginoc­chio con­trol­la­ta da com­pu­ter, con il cui sup­por­to può con­trol­la­re il ginoc­chio e pie­gar­lo in sicu­rez­za. Così è di nuo­vo pos­si­bi­le anche sali­re le scale. 

Attual­men­te il 75enne si spo­sta mol­to con la sedia a rotel­le o con l’e‑scooter. Per la tera­pia a Schinz­nach (AG), per esem­pio, pren­de i mez­zi pub­bli­ci. «Fun­zio­na alla per­fe­zio­ne», rac­con­ta. Sull’app del­le FFS vede esat­ta­men­te qua­li mez­zi di tra­spor­to sono adat­ti a lui e al suo vei­co­lo. «Visto che è così sem­pli­ce, con l’e‑scooter uso spes­so i mez­zi pubblici.» 

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René ed Esther davan­ti alla loro “caset­ta del­le streghe”. 
Con e‑scooter e mez­zi pub­bli­ci René va alla tera­pia a Schinz­nach (AG), a 20 chi­lo­me­tri di distanza.

Ristrut­tu­ra­zio­ne del bagno in auto­no­mia – e funziona
Esther, inve­ce, ama curio­sa­re nei mer­ca­ti­ni dell’usato alla ricer­ca di ogget­ti che ador­ni­no il giar­di­no in comu­ne. «Per que­sto lo chia­mia­mo anche la “caset­ta del­le stre­ghe”», rac­con­ta, «per­ché in giar­di­no ci sono cose dap­per­tut­to e, pas­san­do, si sco­pre sem­pre qual­co­sa di nuo­vo.» Con l’avanzare dell’età, però, tut­to diven­ta un po’ più len­to e la for­za dimi­nui­sce. Per que­sto, dopo l’amputazione del­la gam­ba di René, Esther ha deci­so a malin­cuo­re di rinun­cia­re all’orto. «Da sola non ce la fac­cio più.» 

I due stan­no valu­tan­do di por­ta­re in casa altri mez­zi ausi­lia­ri, per esem­pio un mon­ta­sca­le. A tal fine rac­col­go­no tut­te le infor­ma­zio­ni impor­tan­ti. Voglio­no anche ristrut­tu­ra­re i bagni in modo adat­to all’età. René ci met­te mano per­so­nal­men­te: nell’appartamento di Esther ha già fat­to un otti­mo lavo­ro e ha ristrut­tu­ra­to il bagno. Al momen­to sta lavo­ran­do nel­le sue quat­tro mura al pia­no di sot­to. Qui sosti­tui­sce la vasca da bagno con una doc­cia e cam­bia l’accessorio WC con doc­cet­ta con un WC con doc­cia fis­so. «Anche se ci met­to mol­to più tem­po a demo­li­re, per­ché non pos­so sta­re in pie­di», dice René di buon umo­re, «vado avan­ti!» Lasciar­si abbat­te­re? Non lui! 

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Nei mer­ca­ti­ni dell’usato Esther cer­ca ogget­ti che ador­ni­no il giar­di­no in comune.

Poli­neu­ro­pa­tia
Le poli­neu­ro­pa­tie sono distur­bi dell’irrorazione di più ner­vi che si tro­va­no al di fuo­ri del siste­ma ner­vo­so cen­tra­le (cer­vel­lo e midol­lo spi­na­le). Pos­so­no esse­re inte­res­sa­ti ner­vi che con­trol­la­no i movi­men­ti, che sono respon­sa­bi­li del­la per­ce­zio­ne sen­so­ria­le o che tra­smet­to­no infor­ma­zio­ni diret­ta­men­te al cervello. 

Biso­gna met­te­re in vali­gia anche un po’ di flessibilità

Man muss auch eine Portion Flexibilität einpacken - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz
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Esi­ste un dirit­to ad allog­gi accessibili?
Le per­so­ne con disa­bi­li­tà incon­tra­no bar­rie­re in mol­ti ser­vi­zi turi­sti­ci. Tut­ta­via, l’ac­ces­so per le per­so­ne con disa­bi­li­tà è rego­la­to dal­la Con­ven­zio­ne sui dirit­ti del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà (Con­ven­zio­ne ONU sui dirit­ti del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà [CDPD]). Ciò signi­fi­ca che tut­ti dovreb­be­ro ave­re pari­tà di acces­so ad ambi­ti quo­ti­dia­ni come l’i­stru­zio­ne e il lavo­ro. Anche il turi­smo deve abbat­te­re le bar­rie­re il più pos­si­bi­le. Se le per­so­ne non han­no acces­so, si trat­ta di una discriminazione. 

Inol­tre, una pau­sa dal­la quo­ti­dia­ni­tà e dal lavo­ro è un dirit­to uma­no; le vacan­ze sono rego­la­te dal­la leg­ge sul lavo­ro. Que­sto vale per tut­te le per­so­ne in Svizzera. 

Quan­to sono pre­pa­ra­te le agen­zie e i for­ni­to­ri di viag­gi tra­di­zio­na­li nei viag­gi accessibili?
Negli ulti­mi die­ci anni è sta­to fat­to mol­to in que­sto set­to­re, anche gra­zie a Pro­cap Sviz­ze­ra. Da un lato offria­mo viag­gi acces­si­bi­li, dal­l’al­tro sen­si­bi­liz­zia­mo e for­mia­mo il set­to­re. L’i­dea di base è che le per­so­ne con disa­bi­li­tà pos­sa­no pre­no­ta­re le pro­prie vacan­ze in una qual­sia­si agen­zia di viag­gi. In que­sto sen­so, la com­pe­ten­za del­le agen­zie di viag­gi tra­di­zio­na­li è aumen­ta­ta. Sem­pre più spes­so i for­ni­to­ri di viag­gi lan­cia­no pro­get­ti per viag­gi acces­si­bi­li. Tut­ta­via, il set­to­re dei viag­gi è un ramo eco­no­mi­co orien­ta­to al pro­fit­to. Non appe­na le richie­ste diven­ta­no più com­pli­ca­te, si pone la que­stio­ne del rap­por­to tra costi e bene­fi­ci, moti­vo per cui tali pro­get­ti ten­do­no a fal­li­re. Ma nel com­ples­so sia­mo sul­la buo­na strada. 

Lo stan­dard costrut­ti­vo e le pre­sta­zio­ni sono ugua­li tra gli allog­gi accessibili?
Nel set­to­re dei viag­gi esi­sto­no diver­si tipi di bar­rie­re. Comin­cia­mo dal­l’in­fra­strut­tu­ra, che è stan­dar­diz­za­ta da nor­me edi­li­zie. Tut­ta­via, le nor­me edi­li­zie in Sviz­ze­ra dif­fe­ri­sco­no da quel­le all’e­ste­ro. Da noi, i nuo­vi edi­fi­ci pub­bli­ci devo­no esse­re acces­si­bi­li, e gli hotel ne fan­no par­te. Oltre alle bar­rie­re alla mobi­li­tà, esi­sto­no anche bar­rie­re visi­ve o udi­ti­ve, non­ché bar­rie­re ope­ra­ti­ve, ad esem­pio in rela­zio­ne alla lin­gua o al modo di inte­ra­gi­re con le per­so­ne con disabilità. 

L’as­so­cia­zio­ne För­der­ve­rein Bar­rie­re­freie Sch­weiz ha lan­cia­to l’i­ni­zia­ti­va OK:GO. L’o­biet­ti­vo è che ogni for­ni­to­re turi­sti­co in Sviz­ze­ra met­ta pub­bli­ca­men­te a dispo­si­zio­ne infor­ma­zio­ni sul­l’ac­ces­si­bi­li­tà del­la pro­pria offer­ta. Si trat­ta di vari temi. Ad esem­pio, quan­to può esse­re alta una soglia affin­ché un’of­fer­ta sia anco­ra con­si­de­ra­ta acces­si­bi­le, indi­pen­den­te­men­te dal­le rigi­de nor­me edi­li­zie. Noi del set­to­re turi­sti­co vedia­mo la cosa in modo prag­ma­ti­co, per­ché ci sono mol­ti modi per garan­ti­re l’ac­ces­so alle per­so­ne con disa­bi­li­tà. Gra­zie a que­ste infor­ma­zio­ni, gli inte­res­sa­ti pos­so­no valu­ta­re auto­no­ma­men­te se, ad esem­pio, una por­ta è abba­stan­za lar­ga per la pro­pria carrozzina. 

Bisogna mettere in valigia anche un po' di flessibilità - FSCMA – La tua consulente e fornitrice di servizi indipendente per i mezzi ausiliari in Svizzera Bisogna mettere in valigia anche un po' di flessibilità - FSCMA – La tua consulente e fornitrice di servizi indipendente per i mezzi ausiliari in Svizzera 1
Imma­gi­ne a sini­stra: Una pau­sa dal­la quo­ti­dia­ni­tà è impor­tan­te. Chi non vuo­le viag­gia­re da solo può unir­si a un gruppo. 
Imma­gi­ne a destra: Mani­glio­ni, una doc­cia acces­si­bi­le o un sedi­le per doc­cia: i mez­zi ausi­lia­ri fan­no par­te di un allog­gio accessibile.

Pro­cap Viag­gi è spe­cia­liz­za­ta in viag­gi acces­si­bi­li. Come ti assi­cu­ri che gli allog­gi sia­no dav­ve­ro acces­si­bi­li? Su piat­ta­for­me come booking.com o Airbnb, gli allog­gi acces­si­bi­li sono con­tras­se­gna­ti dal sim­bo­lo del­la car­roz­zi­na. Gli inte­res­sa­ti devo­no però leg­ge­re atten­ta­men­te cosa si nascon­de die­tro que­sto sim­bo­lo, per­ché non esi­sto­no stan­dard uni­for­mi. La cosa miglio­re è con­tat­ta­re diret­ta­men­te la strut­tu­ra e veri­fi­ca­re se rispon­de alle pro­prie esi­gen­ze. Noi, come tour ope­ra­tor, dob­bia­mo assi­cu­rar­ci che le nostre offer­te man­ten­ga­no ciò che pro­met­to­no. Per que­sto veri­fi­chia­mo le con­di­zio­ni sul posto e rac­co­glia­mo infor­ma­zio­ni sul­l’ac­ces­si­bi­li­tà, come i mez­zi ausi­lia­ri pre­sen­ti o gli acces­si. Per le desti­na­zio­ni più lon­ta­ne col­la­bo­ria­mo con part­ner loca­li che ci sup­por­ta­no. L’ul­ti­ma con­fer­ma che tut­to abbia fun­zio­na­to sono i feed­back dei clien­ti. Può sem­pre suc­ce­de­re che sia­mo sta­ti sul posto, ma sei mesi dopo un mani­glio­ne non sia più pre­sen­te. Il set­to­re dei viag­gi è così: biso­gne­reb­be sem­pre met­te­re in vali­gia anche un po’ di flessibilità. 

Qua­li altri for­ni­to­ri di viag­gi per viag­gi acces­si­bi­li esi­sto­no in Svizzera?
In pri­mo luo­go sono le orga­niz­za­zio­ni per disa­bi­li che orga­niz­za­no esse stes­se le vacan­ze, come l’As­so­cia­zio­ne Cere­bral, Insie­me o Plu­Sport. Si con­cen­tra­no soprat­tut­to sui viag­gi di grup­po, per lo più in Sviz­ze­ra. Gli ope­ra­to­ri che fun­zio­na­no come un’a­gen­zia di viag­gi sono pochi. Oltre a Pro­cap Viag­gi, Glo­be­trot­ter offre pac­chet­ti per viag­gi acces­si­bi­li. I più avven­tu­ro­si pos­so­no pre­no­ta­re, ad esem­pio, dei trek­king. Il Cen­tro Para­ple­gi­ci col­la­bo­ra con TUI a Lucer­na o anche con noi, esclu­si­va­men­te per vacan­ze per per­so­ne in car­roz­zi­na. Inol­tre c’è Clai­re & Geor­ge, spe­cia­liz­za­ta in pac­chet­ti vacan­za in Sviz­ze­ra che inclu­do­no il ser­vi­zio Spi­tex in hotel. 

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Imma­gi­ne a sini­stra: È così sem­pli­ce ren­de­re una spiag­gia acces­si­bi­le alle per­so­ne in sedia a rotelle.
Imma­gi­ne a destra: Esse­re atti­vi in vacan­za è diver­ten­te e ric­co di espe­rien­ze – oggi ci sono mol­te offer­te sen­za barriere.

Esi­sto­no dif­fe­ren­ze di qua­li­tà tra le offer­te in Sviz­ze­ra e quel­le all’estero?
Dipen­de da cosa si vuo­le pre­no­ta­re. Un hotel a 5 stel­le ha stan­dard diver­si rispet­to a un ostel­lo del­la gio­ven­tù. I pae­si scan­di­na­vi sono più avan­ti del­la Sviz­ze­ra in ter­mi­ni di acces­si­bi­li­tà. Al sud, l’ho­tel­le­rie acces­si­bi­le non è anco­ra così svi­lup­pa­ta, ma in com­pen­so chie­se, spiag­ge o auto a noleg­gio adat­ta­te sono acces­si­bi­li. L’o­ri­gi­ne di ciò risa­le ai tem­pi di guer­ra: anche i muti­la­ti di guer­ra dove­va­no ave­re acces­so. Gli ostel­li del­la gio­ven­tù sviz­ze­ri e Reka han­no inve­sti­to mol­to negli ulti­mi anni e han­no risol­to mol­to bene le ristrut­tu­ra­zio­ni accessibili. 

Qua­li con­si­gli dai alle per­so­ne con limi­ta­zio­ni fisi­che se voglio­no pre­no­ta­re un viag­gio per con­to proprio?
È mol­to impor­tan­te cal­co­la­re tem­po a suf­fi­cien­za per pre­pa­ra­re, orga­niz­za­re e rea­liz­za­re il viag­gio. In aero­por­to, o se qual­cu­no ha biso­gno di assi­sten­za o aiu­to per sali­re, ci vuo­le sem­pli­ce­men­te più tem­po. Chi dipen­de da mez­zi ausi­lia­ri o anche da far­ma­ci, fa bene ad aver­li con sé, ad esem­pio nel baga­glio a mano. In viag­gio può sem­pre suc­ce­de­re qual­co­sa, come ritar­di o can­cel­la­zio­ni. La cosa miglio­re è attrez­zar­si in modo da poter tira­re avan­ti per tre gior­ni sen­za baga­glio. Que­sto va pre­pa­ra­to. Le limi­ta­zio­ni fisi­che sono mol­to indi­vi­dua­li, e ogni pae­se di desti­na­zio­ne così come le con­di­zio­ni sul posto sono diver­si. È bene che gli inte­res­sa­ti si fac­cia­no con­si­glia­re o si con­fron­ti­no pre­ven­ti­va­men­te con esper­ti nel pae­se di desti­na­zio­ne. Con la car­roz­zi­na sor­go­no sem­pre doman­de come: come vado da A a B? Il tra­spor­to pub­bli­co è acces­si­bi­le? Esi­sto­no taxi o auto a noleg­gio acces­si­bi­li in car­roz­zi­na? L’al­log­gio ha i mez­zi ausi­lia­ri di cui ho biso­gno? Anche inter­net è una pre­zio­sa fon­te di infor­ma­zio­ni. Ad esem­pio, nei blog di viag­gio altre per­so­ne col­pi­te rac­con­ta­no le pro­prie esperienze. 

Se qual­cu­no viag­gia da solo o vuo­le sol­le­va­re i fami­lia­ri, si pone la que­stio­ne del­l’as­si­sten­za. Cosa con­si­gli agli inte­res­sa­ti affin­ché sia­no ben assi­sti­ti in vacanza?
La cosa miglio­re e più sem­pli­ce è por­ta­re con sé una per­so­na che si cono­sce. Natu­ral­men­te, i viag­gia­to­ri pos­so­no anche assu­me­re per­so­na­le infer­mie­ri­sti­co sul posto. Ma se sor­go­no pro­ble­mi con la lin­gua o a livel­lo uma­no, la situa­zio­ne diven­ta spia­ce­vo­le. La richie­sta di accom­pa­gna­to­ri è mol­to alta, moti­vo per cui gestia­mo l’of­fer­ta «Assi­sten­za per­so­na­le per le vacan­ze». Cono­scia­mo per­so­nal­men­te tut­ti i nostri assi­sten­ti. In base alla richie­sta di viag­gio, cer­chia­mo un accom­pa­gna­to­re adat­to. Suc­ces­si­va­men­te si tie­ne un incon­tro pres­so Pro­cap per vede­re se le per­so­ne sono com­pa­ti­bi­li e per rego­la­re insie­me i det­ta­gli del viag­gio. Ad esem­pio qua­le allog­gio pre­no­ta­re o qua­li pasti con­su­ma­re insie­me. Affin­ché l’ac­com­pa­gna­to­re sap­pia cosa ci si aspet­ta da lui, entram­bi sta­bi­li­sco­no per iscrit­to anche le pre­sta­zio­ni di cura. È impor­tan­te sape­re che i viag­gia­to­ri si fan­no cari­co dei costi – quin­di viag­gio e sog­gior­no – del­la per­so­na che pre­sta assi­sten­za, e devo­no pre­no­ta­re il pac­chet­to di viag­gio tra­mi­te Procap. 

Qua­li offer­te e desti­na­zio­ni sono popo­la­ri tra le per­so­ne con disa­bi­li­tà? Ci sono tendenze?
Da noi si riflet­to­no le ten­den­ze del­l’in­te­ro set­to­re turi­sti­co. Le mete di viag­gio pre­fe­ri­te varia­no a secon­da del­la sta­gio­ne o degli even­ti mon­dia­li. Per gli sviz­ze­ri medi, le vacan­ze bal­nea­ri sono mol­to get­to­na­te. La gen­te ama anda­re al sud, al mare, meno al nord. Mol­te per­so­ne in car­roz­zi­na ci chie­do­no anche desti­na­zio­ni che pos­so­no rag­giun­ge­re in auto. 

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Imma­gi­ne a sini­stra: A Maior­ca, ad esem­pio, c’è un cam­po da golf sen­za barriere…
Imma­gi­ne a destra: …oppu­re gli ospi­ti sfrec­cia­no con un Blo­kart nel­la natura.

I pae­si con­fi­nan­ti sono rag­giun­gi­bi­li como­da­men­te in auto. Qua­li atti­vi­tà e offer­te par­ti­co­la­ri ci sono nel­le vicinanze?
La Ger­ma­nia ha mol­to da offri­re per le per­so­ne in car­roz­zi­na ed è ben attrez­za­ta per loro. Nel nord del­la Ger­ma­nia, gli inte­res­sa­ti pos­so­no ad esem­pio fare cro­cie­re a vela o vive­re la Fore­sta Bava­re­se da un’al­tra pro­spet­ti­va sul sen­tie­ro acces­si­bi­le tra le cime degli albe­ri. Nel­la rivi­sta tede­sca «Para­ple­gi­ker» gli inte­res­sa­ti pos­so­no tro­va­re mol­te ispirazioni. 

Chi vuo­le viag­gia­re più lon­ta­no, vola. I viag­gi in aereo con la car­roz­zi­na han­no le loro insi­die. Cosa devo­no sape­re gli interessati?
Per pri­ma cosa devo­no veri­fi­ca­re se la car­roz­zi­na è effet­ti­va­men­te pre­no­ta­bi­le per il volo. Una car­roz­zi­na elet­tri­ca, una pie­ghe­vo­le o una manua­le – le dimen­sio­ni con­ta­no. Non tut­ti i tipi di aereo accet­ta­no tut­te le misu­re. Tut­ta­via, que­sto può cam­bia­re in qual­sia­si momen­to. Al momen­to del­la pre­no­ta­zio­ne, i viag­gia­to­ri regi­stra­no la pro­pria car­roz­zi­na. In aero­por­to, il team di assi­sten­za aiu­ta a sali­re a bor­do. Devo­no regi­stra­re anche le bat­te­rie del­le car­roz­zi­ne elet­tri­che e veri­fi­ca­re se e come pos­so­no tra­spor­tar­le. Anche que­sto vie­ne gesti­to in modo diver­so da ogni com­pa­gnia aerea. Un’al­tra que­stio­ne riguar­da la dura­ta del volo e il bagno: come orga­niz­zo l’u­so del bagno? Devo usa­re il bagno di bor­do o pos­so rego­lar­mi diver­sa­men­te? Abbia­mo rac­col­to sul nostro sito web impor­tan­ti con­si­gli per viag­gia­re e vola­re in car­roz­zi­na (vedi link utili). 

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Imma­gi­ne a sini­stra: In alto, nel sug­ge­sti­vo mon­do alpi­no con la sedia a rotel­le, come qui in Tirolo
Imma­gi­ne a destra: In Sviz­ze­ra ci sono mol­ti sen­tie­ri escur­sio­ni­sti­ci acces­si­bi­li in sedia a rotel­le, ad esem­pio intor­no al Lai Bar­na­gn a Savognin.

A Maior­ca c’è una vasta offer­ta di atti­vi­tà acces­si­bi­li in car­roz­zi­na. Cosa pos­so­no vive­re e fare gli ospi­ti lì?
Gli ospi­ti pos­so­no noleg­gia­re vei­co­li con coman­di manua­li ed esplo­ra­re l’i­so­la auto­no­ma­men­te. Inol­tre, su una super­fi­cie di 3600 km², ci sono diver­se atti­vi­tà acces­si­bi­li in car­roz­zi­na tut­to l’an­no. Ad esem­pio escur­sio­ni gui­da­te in car­roz­zi­na 4×4, cor­se velo­ci in un blo­kart, cro­cie­re a vela o gio­ca­re a golf. 

A vol­te le cose bel­le sono così vici­ne: cosa ha da offri­re la Svizzera?
Per le per­so­ne in car­roz­zi­na c’è mol­to da vive­re in Sviz­ze­ra. Soprat­tut­to anche per i sin­go­li, poi­ché mol­ti hotel dispon­go­no di una came­ra acces­si­bi­le. Sviz­ze­ra­Mo­bi­le ha rac­col­to sul sito web 81 sen­tie­ri escur­sio­ni­sti­ci sen­za osta­co­li, acces­si­bi­li in car­roz­zi­na o per per­so­ne con disa­bi­li­tà visi­va con l’a­iu­to di un’app. Ci sono diver­si livel­li di dif­fi­col­tà. La Fon­da­zio­ne Cere­bral per­met­te escur­sio­ni in mon­ta­gna con car­roz­zi­ne fuo­ri­stra­da e ha costrui­to bun­ga­low acces­si­bi­li in vari cam­peg­gi. Nel Nec­ker­tal c’è inol­tre un emo­zio­nan­te sen­tie­ro tra le cime degli albe­ri accessibile. 

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Pro­fi­lo

Hele­na Bigler è respon­sa­bi­le viag­gi e sport pres­so Pro­cap Sviz­ze­ra. Ha già crea­to Pro­cap Sport e lo ha svi­lup­pa­to fino allo sta­to attua­le. Nel 2004 ha inol­tre assun­to e svi­lup­pa­to l’a­gen­zia di viag­gi Pro­cap Viaggi. 

Pro­cap Reisen
Pro­cap è la più gran­de asso­cia­zio­ne di mem­bri di e per per­so­ne con disa­bi­li­tà in Sviz­ze­ra. Pro­cap Rei­sen è un ser­vi­zio di Pro­cap Sviz­ze­ra ed è lo spe­cia­li­sta sviz­ze­ro per i viag­gi sen­za bar­rie­re. Dal 1995, i con­su­len­ti di viag­gio con­si­glia­no, pia­ni­fi­ca­no e orga­niz­za­no vacan­ze per per­so­ne con disa­bi­li­tà in Sviz­ze­ra e all’e­ste­ro. Pro­cap Rei­sen è mem­bro del­l’As­so­cia­zio­ne Sviz­ze­ra dei Viag­gi e di Tra­vel Pro­fes­sio­nals Swi­tzer­land. www.procap-reisen.ch

Link uti­li
– Infor­ma­zio­ni di viag­gio sen­za bar­rie­re sulla
Sviz­ze­ra e in tut­to il mon­do, escur­sio­ni in mon­ta­gna o blog: gli inte­res­sa­ti tro­va­no infor­ma­zio­ni uti­li su
www.procap-reisen.ch/tourismusinklusiv

– Con­si­gli per i viag­gi aerei da Zurigo:
www.procap-reisen.ch/reisen/
individuelle-reisen/