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“Sta­re in pie­di è più che sta­re eretti”

Sta­re in pie­di è scon­ta­to per mol­te per­so­ne. Per le per­so­ne con mobi­li­tà ridot­ta, tut­ta­via, la posi­zio­ne eret­ta può signi­fi­ca­re mol­to di più: sostie­ne le fun­zio­ni cor­po­ree, apre nuo­ve pos­si­bi­li­tà nel­la vita quo­ti­dia­na e può favo­ri­re l’au­to­no­mia e la par­te­ci­pa­zio­ne. Fon­da­men­ta­le è una solu­zio­ne adat­ta­ta indi­vi­dual­men­te, che sia sicu­ra, adat­ta alla situa­zio­ne di vita e che ven­ga effet­ti­va­men­te utilizzata. 

  • von Christian W. Hodel
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Fon­te: Sun­ri­se Medi­cal — Lec­key Squiggles+

Chi può sta­re in pie­di di soli­to non ci pen­sa. Ci si alza, si pren­de una taz­za dal­l’ar­ma­dio, si mesco­la in padel­la, ci si gira ver­so qual­cu­no duran­te una con­ver­sa­zio­ne o ci si alza per un momen­to per­ché sta­re sedu­ti a lun­go diven­ta sco­mo­do. Sta­re in pie­di fa par­te del­la quo­ti­dia­ni­tà in modo così natu­ra­le che il suo signi­fi­ca­to diven­ta spes­so visi­bi­le solo quan­do non è pos­si­bi­le o lo è solo con supporto. 

Per le per­so­ne con mobi­li­tà ridot­ta, sta­re in pie­di può quin­di esse­re mol­to più di una misu­ra tera­peu­ti­ca. Può soste­ne­re il cor­po, faci­li­ta­re la vita quo­ti­dia­na e con­sen­ti­re nuo­ve for­me di par­te­ci­pa­zio­ne. Allo stes­so tem­po, sta­re in pie­di non è un obiet­ti­vo fine a sé stes­so. Deve adat­tar­si alla per­so­na, alla situa­zio­ne fisi­ca e alla vita quotidiana. 

È pro­prio qui che sta la sfi­da. Non tut­ti i mez­zi ausi­lia­ri sono adat­ti a ogni per­so­na. Non tut­te le fun­zio­ni di posi­zio­ne eret­ta ven­go­no effet­ti­va­men­te uti­liz­za­te nel­la vita quo­ti­dia­na. E non tut­te le buo­ne idee teo­ri­che fun­zio­na­no poi tra il tavo­lo del­la cuci­na, l’au­la sco­la­sti­ca, il posto di lavo­ro, i tra­sfe­ri­men­ti, lo spa­zio limi­ta­to e i gior­ni in cui l’e­ner­gia sem­pli­ce­men­te non è sufficiente. 

Il cor­po ha biso­gno di alternanza

Dal pun­to di vista pro­fes­sio­na­le, sta­re in pie­di rego­lar­men­te può sup­por­ta­re diver­se fun­zio­ni cor­po­ree. Tra que­ste, la cir­co­la­zio­ne, la respi­ra­zio­ne e la dige­stio­ne. Inol­tre, può pre­ve­ni­re le contratture. 

Una con­trat­tu­ra è l’ac­cor­cia­men­to o il restrin­gi­men­to di un tes­su­to, ad esem­pio un musco­lo, un ten­di­ne o i lega­men­ti. Por­ta a una limi­ta­zio­ne del movi­men­to o a una defor­mi­tà for­za­ta nel­le arti­co­la­zio­ni adia­cen­ti. Le con­trat­tu­re pos­so­no esse­re rever­si­bi­li o irreversibili.- 

Nei bam­bi­ni si aggiun­ge un’ul­te­rio­re dimen­sio­ne. Sono in cre­sci­ta. Il loro cor­po si svi­lup­pa, le loro ossa e arti­co­la­zio­ni cam­bia­no, la loro per­ce­zio­ne del mon­do vie­ne costan­te­men­te rior­ga­niz­za­ta. Se un bam­bi­no non può sta­re in pie­di auto­no­ma­men­te, si pone quin­di pre­co­ce­men­te la que­stio­ne di come la posi­zio­ne eret­ta pos­sa esse­re sup­por­ta­ta in modo signi­fi­ca­ti­vo. Non si trat­ta di uti­liz­za­re un mez­zo ausi­lia­rio il più rapi­da­men­te pos­si­bi­le, ma di con­si­de­ra­re per tem­po le pos­si­bi­li­tà di svi­lup­po. Soprat­tut­to nei bam­bi­ni pic­co­li, sta­re in pie­di può esse­re signi­fi­ca­ti­vo, tra l’al­tro, per lo svi­lup­po del­l’an­ca. Se l’an­ca non è suf­fi­cien­te­men­te cari­ca­ta o gui­da­ta, a secon­da del­la situa­zio­ne, pos­so­no veri­fi­car­si malformazioni.
Mol­ti geni­to­ri accol­go­no il pri­mo mez­zo ausi­lia­rio con riser­va. Que­sto è com­pren­si­bi­le. Un mez­zo ausi­lia­rio ren­de visi­bi­le che un bam­bi­no ha biso­gno di sup­por­to. Soprat­tut­to il pas­sag­gio dal pas­seg­gi­no a una sedia a rotel­le, a un deam­bu­la­to­re o a un altro tipo di assi­sten­za può esse­re emo­ti­va­men­te dif­fi­ci­le. Tut­ta­via, que­sti mez­zi offro­no ai bam­bi­ni l’ac­ces­so a espe­rien­ze, movi­men­ti e situa­zio­ni quo­ti­dia­ne che altri­men­ti potreb­be­ro man­ca­re. La pre­oc­cu­pa­zio­ne che un mez­zo ausi­lia­rio pos­sa ridur­re la moti­va­zio­ne a impa­ra­re a cam­mi­na­re è com­pren­si­bi­le. In pra­ti­ca, tut­ta­via, si osser­va spes­so che i bam­bi­ni che voglio­no cam­mi­na­re e che han­no i requi­si­ti fisi­ci per far­lo non per­do­no que­sto obiet­ti­vo solo per­ché usa­no un mez­zo ausi­lia­rio. Un mez­zo ausi­lia­rio non sosti­tui­sce lo svi­lup­po. Piut­to­sto, può aiu­ta­re a ren­de­re pos­si­bi­li i pas­si di sviluppo.
Tut­ta­via, è neces­sa­ria cau­te­la. Sta­re in pie­di non deve mai esse­re for­za­to. Se esi­sto­no già con­trat­tu­re o la capa­ci­tà di cari­co osseo è limi­ta­ta, un’ap­pli­ca­zio­ne erra­ta può cau­sa­re dan­ni. Soprat­tut­to nel­le per­so­ne che stan­no a lun­go in sedia a rotel­le, le ossa pos­so­no esse­re più fra­gi­li. Lavo­ra­re con for­za con­tro le resi­sten­ze non è quin­di una solu­zio­ne. Sta­re in pie­di deve esse­re gesti­to da pro­fes­sio­ni­sti e costrui­to con cura. 

Quan­do sta­re in pie­di acqui­sta sen­so nel­la vita quotidiana

Un mez­zo ausi­lia­rio da solo non fa anco­ra la dif­fe­ren­za. Può sta­re in una stan­za, esse­re tec­ni­ca­men­te con­vin­cen­te, offri­re mol­te fun­zio­ni e tut­ta­via ave­re scar­so effet­to se non vie­ne qua­si uti­liz­za­to nel­la vita quo­ti­dia­na. Sta­re in pie­di diven­ta vera­men­te uti­le solo se è pos­si­bi­le rego­lar­men­te e vie­ne asso­cia­to a un’at­ti­vi­tà signi­fi­ca­ti­va. Que­sto pun­to è cen­tra­le soprat­tut­to nei bam­bi­ni. Nes­sun bam­bi­no ama sta­re in pie­di solo per­ché gli adul­ti dico­no che è tera­peu­ti­ca­men­te uti­le. Sta­re in pie­di non dovreb­be quin­di esse­re vis­su­to come un eser­ci­zio obbli­ga­to­rio. I bam­bi­ni voglio­no gio­ca­re, sco­pri­re, par­te­ci­pa­re. Se sta­re in pie­di vie­ne asso­cia­to a un’e­spe­rien­za posi­ti­va, l’at­teg­gia­men­to cam­bia. For­se un bam­bi­no dise­gna al tavo­lo nel deam­bu­la­to­re, aiu­ta a mesco­la­re l’im­pa­sto, lavo­ra su un pic­co­lo ban­co da lavo­ro o dipin­ge uno spec­chio con la schiu­ma da bar­ba. Situa­zio­ni così sem­pli­ci, a vol­te anche gio­co­se, pos­so­no aiu­ta­re a dare un’ac­ce­zio­ne posi­ti­va allo sta­re in piedi.
Nel­la con­su­len­za, fac­cia­mo ripe­tu­ta­men­te l’e­spe­rien­za che i geni­to­ri non sem­pre rico­no­sco­no imme­dia­ta­men­te la con­nes­sio­ne tra l’u­so di un mez­zo ausi­lia­rio e lo svi­lup­po fisi­co del loro bam­bi­no. Un ausi­lio per la posi­zio­ne eret­ta non deve com­pli­ca­re la vita fami­lia­re, ma sup­por­ta­re lo svi­lup­po e la quo­ti­dia­ni­tà. All’i­ni­zio è spes­so neces­sa­ria pazien­za. I tra­sfe­ri­men­ti devo­no esse­re impa­ra­ti, le rou­ti­ne non nasco­no da sole, e non tut­ti i bam­bi­ni tro­va­no subi­to pia­ce­vo­le sta­re in pie­di. Pic­co­le uni­tà rego­la­ri pos­so­no esse­re più pre­zio­se nel­la vita quo­ti­dia­na di un pia­no ambi­zio­so che dopo poco tem­po non è più realizzabile. 

Gli adul­ti stan­no in pie­di in modo diverso

Negli adul­ti, il focus si spo­sta. La cre­sci­ta e lo svi­lup­po sono meno in pri­mo pia­no, men­tre lo sono l’au­to­no­mia, l’i­do­nei­tà alla vita quo­ti­dia­na e le atti­vi­tà con­cre­te. Una fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta inte­gra­ta nel­la sedia a rotel­le, ad esem­pio, può diven­ta­re inte­res­san­te lad­do­ve assu­me una fun­zio­ne nel­la vita quo­ti­dia­na: in cuci­na, duran­te la spe­sa, quan­do si fa il buca­to, al lavo­ro o nel­le man­sio­ni dome­sti­che. Se una per­so­na può pas­sa­re dal­la posi­zio­ne sedu­ta a quel­la eret­ta sen­za dover esse­re tra­sfe­ri­ta in un dispo­si­ti­vo sepa­ra­to, sta­re in pie­di diven­ta più facil­men­te acces­si­bi­le. Non deve esse­re pia­ni­fi­ca­to come una misu­ra iso­la­ta, ma può esse­re inte­gra­to in un’at­ti­vi­tà. Que­sto è spes­so ciò che deci­de se una fun­zio­ne vie­ne uti­liz­za­ta o meno.
Per le per­so­ne con movi­men­ti invo­lon­ta­ri del­le gam­be, una peda­na per la posi­zio­ne eret­ta ben adat­ta­ta può esse­re un sol­lie­vo. Se le gam­be sono sta­bil­men­te gui­da­te, que­sto può dare tran­quil­li­tà e foca­liz­za­re l’at­ten­zio­ne su un’at­ti­vi­tà. Il pun­to cen­tra­le è quin­di ciò che diven­ta pos­si­bi­le gra­zie alla posi­zio­ne. Non tut­te le per­so­ne uti­liz­za­no una fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta per gli stes­si moti­vi. Per alcu­ni, l’e­qui­li­brio del­la salu­te è in pri­mo pia­no. Per altri, signi­fi­ca poter svol­ge­re un com­pi­to sen­za aiuto.
Spes­so in que­sto con­te­sto si par­la anche di incon­tro “ad altez­za occhi”. L’im­ma­gi­ne è for­te, ma non del tut­to sem­pli­ce. Un incon­tro pari­ta­rio non nasce solo dal­l’al­tez­za del cor­po. Nasce dal rispet­to, dal­l’at­ten­zio­ne e dal­la dispo­ni­bi­li­tà a impe­gnar­si l’u­no con l’al­tro. Dal pun­to di vista pro­fes­sio­na­le, la doman­da più impor­tan­te è soli­ta­men­te cosa una per­so­na pos­sa con­cre­ta­men­te fare gra­zie alla fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta, cosa pri­ma non era pos­si­bi­le o lo era solo con supporto. 

Tra desi­de­rio, pos­si­bi­li­tà e finanziamento

Quan­do si discu­te di un mez­zo ausi­lia­rio, spes­so si incon­tra­no diver­si livel­li. C’è il desi­de­rio di mag­gio­re auto­no­mia o svi­lup­po. Ci sono con­si­de­ra­zio­ni medi­che e tera­peu­ti­che. C’è l’am­bien­te con le sue pos­si­bi­li­tà e i suoi limi­ti. E non da ulti­mo la que­stio­ne del finanziamento.
Nei bam­bi­ni e negli ado­le­scen­ti, la posi­zio­ne eret­ta vie­ne spes­so valu­ta­ta in rela­zio­ne allo svi­lup­po, alla tera­pia o a misu­re medi­che. Negli adul­ti, tut­ta­via, un finan­zia­men­to tra­mi­te l’as­si­cu­ra­zio­ne per l’in­va­li­di­tà è pos­si­bi­le solo se la fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta è neces­sa­ria per l’at­ti­vi­tà lavo­ra­ti­va o per le man­sio­ni dome­sti­che. Per le per­so­ne inte­res­sa­te e i loro fami­lia­ri, que­sto non è sem­pre faci­le da com­pren­de­re, soprat­tut­to per­ché l’im­por­tan­za per la salu­te del­lo sta­re in pie­di non scom­pa­re sem­pli­ce­men­te al com­pi­men­to del 20° anno di età.
Pro­prio per que­sto è impor­tan­te una con­su­len­za accu­ra­ta. Non tut­te le for­ni­tu­re desi­de­ra­te pos­so­no esse­re finan­zia­te. Allo stes­so tem­po, ci sono spes­so diver­se stra­de che pos­so­no esse­re esa­mi­na­te. A vol­te ci sono pos­si­bi­li­tà di finan­zia­men­to alter­na­ti­ve, ad esem­pio tra­mi­te fon­da­zio­ni o enti di sup­por­to. È impor­tan­te che le per­so­ne inte­res­sa­te e i loro fami­lia­ri sia­no infor­ma­ti in modo tra­spa­ren­te e com­pren­da­no qua­li pos­si­bi­li­tà sono realistiche. 

La solu­zio­ne giu­sta è rara­men­te la più spettacolare

Nel­la for­ni­tu­ra di mez­zi ausi­lia­ri, la solu­zio­ne tec­ni­ca­men­te più impres­sio­nan­te sem­bra rapi­da­men­te la miglio­re. Più fun­zio­ni, più pos­si­bi­li­tà, più mobi­li­tà. Spes­so la solu­zio­ne miglio­re non è la più spet­ta­co­la­re, ma quel­la che vie­ne uti­liz­za­ta in modo affi­da­bi­le. Nei bam­bi­ni, un mez­zo ausi­lia­rio deve poter tene­re il pas­so con lo svi­lup­po. Dovreb­be esse­re adat­ta­bi­le man mano che il bam­bi­no cre­sce o le capa­ci­tà cam­bia­no. Allo stes­so tem­po, deve rima­ne­re gesti­bi­le in fami­glia, a scuo­la e in tera­pia. Se lo sfor­zo quo­ti­dia­no è trop­po ele­va­to, anche un’ot­ti­ma for­ni­tu­ra rima­ne inutilizzata.
Negli adul­ti si pon­go­no altre doman­de: la fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta è uti­liz­za­bi­le rapi­da­men­te e in sicu­rez­za nel­la vita quo­ti­dia­na? Sup­por­ta atti­vi­tà con­cre­te? È pra­ti­ca­bi­le nel­l’am­bien­te dome­sti­co o sul posto di lavo­ro? Appor­ta un valo­re aggiun­to fun­zio­na­le o rima­ne prin­ci­pal­men­te una pos­si­bi­li­tà teo­ri­ca? La valu­ta­zio­ne pro­fes­sio­na­le guar­da quin­di oltre il mez­zo ausi­lia­rio all’in­te­ra situa­zio­ne. Requi­si­ti fisi­ci, sicu­rez­za, moti­va­zio­ne, tra­sfe­ri­men­ti, con­di­zio­ni di spa­zio, ambien­te e uti­liz­zo a lun­go ter­mi­ne van­no di pari pas­so. Devo­no esse­re con­si­de­ra­ti anche i pro­gres­si o i cam­bia­men­ti. Una for­ni­tu­ra è soste­ni­bi­le se è adat­ta oggi e può esse­re uti­liz­za­ta in modo signi­fi­ca­ti­vo anche domani. 

Il ruo­lo del­la FSCMA

La FSCMA valu­ta le for­ni­tu­re di mez­zi ausi­lia­ri in modo indi­pen­den­te e neu­tra­le rispet­to al pro­dut­to­re. Al cen­tro non c’è un pro­dot­to spe­ci­fi­co, ma il biso­gno indi­vi­dua­le. Qua­li obiet­ti­vi devo­no esse­re rag­giun­ti? Qua­li requi­si­ti fisi­ci sono pre­sen­ti? Dove e come deve esse­re uti­liz­za­to il mez­zo ausi­lia­rio? E qua­le solu­zio­ne è rea­li­sti­ca nel­la vita quo­ti­dia­na concreta?
Que­sta visio­ne indi­pen­den­te è par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te per­ché sta­re in pie­di apre mol­te pos­si­bi­li­tà posi­ti­ve, ma non può esse­re valu­ta­to in modo gene­ra­liz­za­to. Per una per­so­na, una fun­zio­ne di posi­zio­ne eret­ta in sedia a rotel­le può esse­re un pas­so deci­si­vo ver­so una mag­gio­re auto­no­mia. Per un’al­tra, un sem­pli­ce deam­bu­la­to­re in un con­te­sto tera­peu­ti­co o sco­la­sti­co è più sen­sa­to. E a vol­te la valu­ta­zio­ne mostra anche che devo­no esse­re crea­te pri­ma altre condizioni.
Alla fine, non si trat­ta di ren­de­re pos­si­bi­le sta­re in pie­di a tut­ti i costi. Si trat­ta di sta­re in pie­di in modo signi­fi­ca­ti­vo: sicu­ro, rego­la­re, vici­no alla vita quo­ti­dia­na e con un chia­ro bene­fi­cio per la per­so­na inte­res­sa­ta. Per­ché sta­re in pie­di è più che sta­re eret­ti. Può signi­fi­ca­re rea­liz­za­re qual­co­sa da soli, sen­ti­re il cor­po in modo diver­so o, per un momen­to, non par­te­ci­pa­re alla vita quo­ti­dia­na solo seduti.