“Pos­so tor­na­re a man­gia­re fuori”

Ich kann wieder auswärts essen gehen - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz
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Seve­rin Bischof è nato con un’atrofia musco­la­re spi­na­le, in bre­ve SMA (vedi riqua­dro). Da bam­bi­no pic­co­lo face­va fati­ca a sta­re sedu­to, per que­sto i geni­to­ri lo fece­ro valu­ta­re. Non ha mai potu­to cam­mi­na­re. Nono­stan­te la malat­tia, oggi a 38 anni è diven­ta­to avvo­ca­to e nota­io e vive in un appar­ta­men­to tut­to suo. Ma par­tia­mo dall’inizio.

Per­cor­so for­ma­ti­vo con un obiet­ti­vo chiaro
A indi­riz­za­re la sua car­rie­ra è sta­ta la sua mae­stra del­le ele­men­ta­ri. All’epoca i bam­bi­ni con SMA fre­quen­ta­va­no scuo­le spe­cia­li, ma la sua inse­gnan­te lo sosten­ne nel pro­va­re la scuo­la ordi­na­ria. Così fre­quen­tò la scuo­la secon­da­ria e il liceo can­to­na­le e stu­diò giu­ri­spru­den­za alla HSG. Per gli esa­mi otten­ne misu­re com­pen­sa­ti­ve e quin­di il 25% di tem­po in più. Allo­ra gli esa­mi si svol­ge­va­no anco­ra a mano, ma lui non riu­sci­va a scri­ve­re così velo­ce­men­te. Seve­rin Bischof abi­ta­va nel­la casa Viv.-Quimby, un luo­go di vita e di lavo­ro per per­so­ne con lesio­ni cere­bra­li o disa­bi­li­tà fisi­che. Poi­ché non sape­va come i dato­ri di lavo­ro avreb­be­ro rea­gi­to alla sua disa­bi­li­tà, dopo il master svol­se altri cin­que anni di dot­to­ra­to. In segui­to otten­ne un posto di tiro­ci­nio per l’esame da avvo­ca­to pres­so il tri­bu­na­le distret­tua­le di San Gal­lo. In quel perio­do il fon­do d’integrazione del Can­to­ne finan­ziò un posto di lavo­ro aggiun­ti­vo. Così Seve­rin Bischof poté ini­zia­re il tiro­ci­nio sen­za che il dato­re di lavo­ro doves­se soste­ne­re costi par­ti­co­la­ri. Più tar­di si mise in pro­prio in un uffi­cio con­di­vi­so acces­si­bi­le in sedia a rotelle.

Vita con strut­tu­ra, assi­sten­za e tecnologia
Quan­do nel 2012 è sta­to intro­dot­to il con­tri­bu­to per l’assistenza, Seve­rin Bischof si è tra­sfe­ri­to dal Viv.Quimby nel suo attua­le appar­ta­men­to a San Gal­lo. All’inizio vive­va con suo fra­tel­lo, poi con un altro coin­qui­li­no. Dal 2021 vive da solo con la sua cagno­li­na di assi­sten­za Arley, adde­stra­ta dal­la fon­da­zio­ne Le Copain. Per esem­pio gli apre la por­ta tiran­do una cor­di­cel­la. «Di soli­to invi­to gli ami­ci da me, per­ché per me sono acces­si­bi­li solo abi­ta­zio­ni adat­te alla sedia a rotel­le», rac­con­ta Seve­rin Bischof. Nel traf­fi­co cit­ta­di­no l’accessibilità è miglio­ra­ta di col­po nel 2010, per­ché i nuo­vi auto­bus intro­dot­ti allo­ra sono sen­za barriere. 

Anche sul lavo­ro la mobi­li­tà è mol­to impor­tan­te. Quan­do va in tri­bu­na­le, veri­fi­ca in anti­ci­po se l’aula è acces­si­bi­le in sedia a rotel­le. «È impor­tan­te comu­ni­ca­re le pro­prie esi­gen­ze», dice. Attual­men­te ha un pra­ti­can­te avvo­ca­to che può aiu­ta­re negli spo­sta­men­ti e alle udien­ze. Ma tut­to richie­de sem­pre un po’ più di organizzazione. 

Per que­sto vive da tem­po nel suo appar­ta­men­to. Che si trat­ti di cam­bia­re lavo­ro, for­ma­zio­ne, tra­slo­co o costrui­re un nuo­vo team di assi­sten­za – tut­to com­por­ta più impe­gno rispet­to alle per­so­ne sen­za limi­ta­zio­ni fisi­che. Tro­va gran­de rea­liz­za­zio­ne nel suo lavo­ro vario e nel team ben affia­ta­to. Per­ché anche sul lavo­ro i pro­ces­si devo­no fun­zio­na­re bene. «Fin­ché rispet­to le sca­den­ze, sono mol­to fles­si­bi­le nell’organizzare appun­ta­men­ti e com­pi­ti», spie­ga Seve­rin Bischof. 

La strut­tu­ra la dà anche l’assistenza pia­ni­fi­ca­ta: al mat­ti­no qual­cu­no lo aiu­ta ad alzar­si e a fare cola­zio­ne, poi Seve­rin Bischof va al lavo­ro con la sedia a rotel­le e la cagno­li­na. La pau­sa pran­zo la tra­scor­re con il team e la sera pas­sa bre­ve­men­te la Spi­tex. Con un pia­no men­si­le ven­go­no coor­di­na­ti gli inter­ven­ti dei 17 assi­sten­ti. Ora, in par­te, lo sup­por­ta anche il brac­cio robotico. 

Il brac­cio robo­ti­co resti­tui­sce la libertà
La SMA è una malat­tia pro­gres­si­va. La for­za nel­le brac­cia di Seve­rin Bischof è dimi­nui­ta len­ta­men­te, fin­ché non è più riu­sci­to a por­ta­re la mano alla boc­ca e a man­gia­re in auto­no­mia. Era il 2022, ma pro­prio allo­ra è entra­to in gio­co il brac­cio robo­ti­co Jaco. «È sta­to un con­si­glio di una col­le­ga», rac­con­ta Bischof. Nei pae­si anglo­fo­ni il brac­cio robo­ti­co esi­ste da più tem­po, qui è anco­ra poco dif­fu­so. Seve­rin Bischof ha testa­to il dispo­si­ti­vo, ha pre­sen­ta­to una richie­sta all’AI e ha ordi­na­to il brac­cio. L’AI ha appro­va­to il model­lo desiderato. 

Con un cubo che tie­ne un cuc­chia­io, ora può di nuo­vo man­gia­re in auto­no­mia. Ma può anche pre­me­re di nuo­vo i pul­san­ti dell’ascensore e quel­li per apri­re le por­te del tre­no. Per Seve­rin Bischof, abi­le dal pun­to di vista moto­rio, il brac­cio è intui­ti­vo da usa­re. Le mol­le nel­le dita garan­ti­sco­no che la pres­sio­ne si rego­li da sola. «Anche se strin­go a fon­do duran­te una stret­ta di mano, per la per­so­na non è dolo­ro­so», spie­ga. Sul­le dita ci sono pro­fi­li in gom­ma, così può tene­re gli ogget­ti in modo sicu­ro. Inol­tre le dita han­no arti­co­la­zio­ni che si chiudono. 

«Bere il caf­fè da una taz­za e poter­lo di nuo­vo sen­ti­re è un’esperienza com­ple­ta­men­te diver­sa rispet­to a sor­seg­giar­lo con una can­nuc­cia – è un enor­me upgra­de!», dice entu­sia­sta Seve­rin Bischof. Con­ti­nua a sco­pri­re nuo­ve pos­si­bi­li­tà d’impiego del brac­cio. Può riem­pi­re un bic­chie­re di pata­ti­ne e poi ver­sar­le in boc­ca. «Da quan­do man­gio di nuo­vo con il cuc­chia­io, par­te­ci­po anche più volen­tie­ri ai pran­zi di lavo­ro», si rallegra. 

Jaco non può scri­ve­re né digi­ta­re. Per que­sto, in stu­dio, Seve­rin Bischof usa Dra­gon Natu­ral­ly­Spea­king. È un soft­ware di rico­no­sci­men­to voca­le che tra­sfor­ma le paro­le pro­nun­cia­te in testo sul­lo scher­mo o in coman­di di con­trol­lo per il computer. 

Usa­re i mez­zi ausi­lia­ri, con­di­vi­de­re conoscenze
Seve­rin Bischof è con­sa­pe­vo­le che non tut­te le per­so­ne con SMA pos­so­no vive­re o lavo­ra­re in auto­no­mia – e che non tut­te han­no dirit­to a un brac­cio robo­ti­co. Per que­sto è anco­ra più con­ten­to dei pro­gres­si nell’accessibilità di que­sti mez­zi ausi­lia­ri. Con­si­glia di infor­mar­si atti­va­men­te. Per esem­pio alle fie­re dei mez­zi ausi­lia­ri, dove gli inte­res­sa­ti pos­so­no vede­re e spe­ri­men­ta­re cosa è tec­ni­ca­men­te pos­si­bi­le. Nel pas­so suc­ces­si­vo dovreb­be­ro infor­mar­si sul finanziamento. 

Su You­Tu­be ci sono alcu­ni esem­pi iso­la­ti e ispi­ran­ti di appli­ca­zio­ni del brac­cio robo­ti­co. Ma Seve­rin Bischof desi­de­ra una piat­ta­for­ma per le uti­liz­za­tri­ci e gli uti­liz­za­to­ri di brac­ci robo­ti­ci, dove pos­sa­no con­di­vi­de­re nuo­ve pos­si­bi­li­tà d’uso. Il brac­cio robo­ti­co può esse­re impie­ga­to, per esem­pio, anche per gui­da­re e ripo­si­zio­na­re il pro­prio braccio. 

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Imma­gi­ne 1: le pas­seg­gia­te con la cagno­li­na di assi­sten­za Arley fan­no par­te del pro­gram­ma quo­ti­dia­no.
Imma­gi­ne 2: affer­ra­re pata­ti­ne e chips – per il brac­cio robo­ti­co Jaco è un gio­co da ragaz­zi.
Imma­gi­ne 3: le coc­co­le ci voglio­no – per Arley se ne occu­pa il brac­cio robotico.

In bre­ve: atro­fia musco­la­re spinale
L’atrofia musco­la­re spi­na­le, in bre­ve SMA, è una malat­tia ere­di­ta­ria. Le cel­lu­le ner­vo­se nel midol­lo spi­na­le e nel tron­co ence­fa­li­co regre­di­sco­no e i segna­li ner­vo­si non ven­go­no tra­smes­si ai musco­li. La con­se­guen­za sono para­li­si con atro­fia musco­la­re e debo­lez­za musco­la­re pro­gres­si­va. Se sono coin­vol­ti i ner­vi cra­ni­ci, si veri­fi­ca­no anche limi­ta­zio­ni del­le fun­zio­ni di deglu­ti­zio­ne, masti­ca­zio­ne e lin­guag­gio. Si distin­guo­no cin­que tipi prin­ci­pa­li; i sin­to­mi di quat­tro tipi prin­ci­pa­li com­pa­io­no già in età neo­na­ta­le e infan­ti­le. La SMA è rara. I ricer­ca­to­ri sti­ma­no che ne sia col­pi­ta 1 nasci­ta su 6.000 fino a 11.000. Gra­zie ai far­ma­ci, oggi neo­na­ti e bam­bi­ni pic­co­li pos­so­no svi­lup­par­si nor­mal­men­te; negli adul­ti la SMA vie­ne stabilizzata. 

Auto­no­mia gra­zie alla robo­ti­ca e ai mez­zi ausi­lia­ri digitali

Autonomie dank Robotik und digitalen Hilfsmitteln - Die SAHB – Ihre unabhängige Beraterin und Dienstleisterin für Hilfsmittel in der Schweiz
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Un brac­cio robo­ti­co inno­va­ti­vo offre nuo­ve liber­tà alle per­so­ne con para­li­si ele­va­ta. In un con­te­sto di mez­zi ausi­lia­ri in rapi­da evo­lu­zio­ne, la FSCMA cer­ca e tro­va solu­zio­ni, seguen­do rigo­ro­sa­men­te il mot­to «Tro­via­mo solu­zio­ni», per per­met­te­re la distri­bu­zio­ne di que­sti mez­zi ausi­lia­ri all’in­ter­no del siste­ma esi­sten­te in Svizzera. 

Un mez­zo ausi­lia­rio rivo­lu­zio­na­rio sta attual­men­te atti­ran­do l’at­ten­zio­ne in Sviz­ze­ra – e susci­tan­do discus­sio­ni giu­ri­di­che e di dirit­to del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li. Si trat­ta di un brac­cio robo­ti­co che può esse­re fis­sa­to diret­ta­men­te a una sedia a rotel­le elet­tri­ca o a un tavo­lo. Con la sua tec­ni­ca di pre­sa a tre dita e il con­trol­lo sen­so­ria­le, con­sen­te alle per­so­ne con para­li­si ele­va­ta di svol­ge­re atti­vi­tà che per mol­ti altri sono scon­ta­te – come man­gia­re, bere, toc­car­si il viso, grat­tar­si la testa o siste­ma­re gli occhia­li. Que­sto brac­cio robo­ti­co per­met­te alle per­so­ne con para­li­si gra­ve un pas­so deci­si­vo ver­so l’au­to­de­ter­mi­na­zio­ne e la par­te­ci­pa­zio­ne alla vita quo­ti­dia­na. Le fun­zio­ni e i van­tag­gi sono descrit­ti in modo impres­sio­nan­te nel reso­con­to del­l’e­spe­rien­za con Seve­rin Bischof. 

Tec­no­lo­gia con prospettive
La mano robo­ti­ca è dota­ta di sen­so­ri che l’u­ten­te può con­trol­la­re auto­no­ma­men­te. Vie­ne con­trol­la­ta tra­mi­te il joy­stick già pre­sen­te sul­la sedia a rotel­le elet­tri­ca o tra­mi­te meto­di di input spe­cia­li come il con­trol­lo con la lin­gua, il con­trol­lo a suzio­­ne-sof­­fio, il con­trol­lo ocu­la­re, con la testa o con il pie­de. Que­sto a secon­da del­le capa­ci­tà indi­vi­dua­li del­la per­so­na inte­res­sa­ta. La tec­no­lo­gia si adat­ta quin­di in modo alta­men­te per­so­na­liz­za­to alle esi­gen­ze degli utenti. 

Il valo­re aggiun­to è evi­den­te: le per­so­ne con tetra­ple­gia com­ple­ta o ele­va­ta o con limi­ta­zio­ni com­pa­ra­bi­li come la scle­ro­si mul­ti­pla ℠ o la scle­ro­si late­ra­le amio­tro­fi­ca (SLA) non dipen­do­no più costan­te­men­te dal­l’a­iu­to di ter­zi per sem­pli­ci azio­ni di cura per­so­na­le. Recu­pe­ra­no inve­ce un pez­zo di auto­no­mia – una vita auto­de­ter­mi­na­ta diven­ta così per la pri­ma vol­ta con­cre­ta­men­te rag­giun­gi­bi­le. Chi ha visto anche solo una vol­ta come, duran­te una pri­ma pro­va di un brac­cio robo­ti­co di que­sto tipo, l’e­spres­sio­ne del viso del­le per­so­ne col­pi­te, «pri­gio­nie­re nel pro­prio cor­po», si tra­sfor­ma ener­gi­ca­men­te in un sor­ri­so rag­gian­te, sa imme­dia­ta­men­te qua­le dimen­sio­ne si apre per loro gra­zie a que­sti mez­zi ausi­lia­ri. Pro­prio per que­sto la FSCMA si impe­gna a spia­na­re il per­cor­so, spes­so acci­den­ta­to, fino al finanziamento. 

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Un eso­sche­le­tro, come quel­lo uti­liz­za­to nei can­tie­ri edi­li, for­ni­sce agli uten­ti una dose extra di for­za quan­do le brac­cia si stan­ca­no e allo stes­so tem­po alleg­ge­ri­sce il col­lo. (Foto: Festool) 

Sfi­da lega­le e caso precedente
Per quan­to con­vin­cen­te sia lo svi­lup­po tec­ni­co, altret­tan­to acci­den­ta­to è sta­to e con­ti­nua a esse­re il suo per­cor­so attra­ver­so le istan­ze del dirit­to del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li. Il brac­cio robo­ti­co attual­men­te non può esse­re asse­gna­to ad alcu­na cate­go­ria di mez­zi ausi­lia­ri del­l’or­di­nan­za del DFI con­cer­nen­te la for­ni­tu­ra di mez­zi ausi­lia­ri da par­te del­l’as­si­cu­ra­zio­ne inva­li­di­tà (OMeAI). L’O­MeAI risa­le a un’e­po­ca in cui tali tec­no­lo­gie sem­pli­ce­men­te non esi­ste­va­no ancora. 

Il brac­cio robo­ti­co non sod­di­sfa la defi­ni­zio­ne di mez­zo ausi­lia­rio secon­do il Tri­bu­na­le fede­ra­le. La defi­ni­zio­ne è descrit­ta con pre­ci­sio­ne in diver­se sen­ten­ze del Tri­bu­na­le fede­ra­le. Di con­se­guen­za, gli uffi­ci AI han­no ini­zial­men­te respin­to le pri­me richie­ste di assun­zio­ne dei costi. Il brac­cio robo­ti­co non è diret­ta­men­te asse­gna­bi­le a una cate­go­ria del­l’O­MeAI, il che ha por­ta­to a deci­sio­ni di rigetto. 

L’in­ter­ven­to di un tri­bu­na­le ammi­ni­stra­ti­vo ha dato movi­men­to alla que­stio­ne. In un caso con­cre­to, un richie­den­te con para­li­si gra­ve ha fat­to ricor­so con­tro il rifiu­to del­l’uf­fi­cio AI can­to­na­le e ha otte­nu­to ragio­ne. L’ar­go­men­to deci­si­vo per il giu­di­ce è sta­ta la strut­tu­ra di costi com­pa­ra­bi­le di una pro­te­si di brac­cio mioe­let­tri­ca: una pro­te­si che sosti­tui­sce il brac­cio dal­la spal­la alle dita com­por­ta costi simi­li. Anche quan­do la per­so­na inte­res­sa­ta pos­sie­de anco­ra, ad esem­pio, una secon­da mano fun­zio­nan­te. In tali casi l’uf­fi­cio AI assu­me i costi sen­za met­te­re in discus­sio­ne l’a­de­gua­tez­za. A dif­fe­ren­za del brac­cio robo­ti­co, una pro­te­si di que­sto tipo vie­ne col­le­ga­ta al cor­po del­la per­so­na inte­res­sa­ta e può esse­re chia­ra­men­te asse­gna­ta a una cate­go­ria di mez­zi ausi­lia­ri del­l’O­MeAI (cifra 1.02 OMeAI). 

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neo1 è sta­to svi­lup­pa­to appo­si­ta­men­te per per­so­ne con fun­zio­na­li­tà limi­ta­ta di brac­cia e mani. (Foto: Vin­cent Systems GmbH) 

Sup­por­to tec­ni­co spe­cia­liz­za­to da par­te del­la FSCMA
La valu­ta­zio­ne appro­fon­di­ta del­la FSCMA ha avu­to un ruo­lo essen­zia­le nel­la sen­ten­za posi­ti­va del tri­bu­na­le. Ha con­fron­ta­to i brac­ci robo­ti­ci assi­sti­vi con le solu­zio­ni pro­te­si­che clas­si­che e ha dimo­stra­to un rap­por­to costi-bene­­fi­­ci equi­li­bra­to. È emer­so chia­ra­men­te che l’u­ti­li­tà del­la tec­no­lo­gia robo­ti­ca nel­la vita quo­ti­dia­na per le per­so­ne inte­res­sa­te va ben oltre l’a­spet­to pura­men­te mec­ca­ni­co – per­ché con­sen­te una vita autodeterminata. 

Nuo­va diret­ti­va e pras­si futura
Sul­la base del­la sen­ten­za del tri­bu­na­le can­to­na­le, agli uffi­ci AI vie­ne sug­ge­ri­to che i brac­ci robo­ti­ci assi­sti­vi pos­sa­no esse­re sus­sun­ti sot­to la cifra dei mez­zi ausi­lia­ri rela­ti­va alle pro­te­si di brac­cio. In futu­ro spet­te­rà quin­di al sin­go­lo uffi­cio AI deci­de­re sul­l’as­sun­zio­ne dei costi sul­la base del­la pro­por­zio­na­li­tà indi­vi­dua­le – tenen­do con­to del­la situa­zio­ne abi­ta­ti­va, del­la dipen­den­za dal­la ren­di­ta e del poten­zia­le di auto­no­mia. Nel­la Sviz­ze­ra fede­ra­li­sta i can­to­ni pos­so­no deci­de­re in modo diverso. 

Un mez­zo ausi­lia­rio con effet­to segna­le per il futuro
Lo svi­lup­po del brac­cio robo­ti­co per le per­so­ne inte­res­sa­te segna un pro­gres­so signi­fi­ca­ti­vo nel cam­po del­le tec­no­lo­gie assi­sti­ve. Si entra in un ter­ri­to­rio ine­splo­ra­to sia dal pun­to di vista tec­ni­co che giu­­ri­­di­­co-socia­­le. Il caso pre­ce­den­te ora sta­bi­li­to spia­na la stra­da per un’in­te­gra­zio­ne più siste­ma­ti­ca di que­sta inno­va­zio­ne nel­la for­ni­tu­ra di mez­zi ausi­lia­ri. Resta da spe­ra­re che la rego­la­men­ta­zio­ne segua rapi­da­men­te – e che alle per­so­ne con limi­ta­zio­ni gra­vis­si­me ven­ga spia­na­ta la stra­da ver­so una vita auto­de­ter­mi­na­ta non solo tec­ni­ca­men­te, ma anche legal­men­te. La FSCMA spe­ra in mol­ti vol­ti rag­gian­ti duran­te le pros­si­me pri­me pro­ve del nuo­vo mez­zo ausiliario. 

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L’or­te­si mioe­let­tri­ca per la mano Exo­mo­tion® hand one rile­va i segna­li musco­la­ri esi­sten­ti e li con­ver­te in movi­men­ti di pre­sa. (Foto: HKK Bio­nics GmbH) 

Inno­va­zio­ni tec­no­lo­gi­che per una mag­gio­re indipendenza
I mez­zi ausi­lia­ri tec­no­lo­gi­ci apro­no alle per­so­ne con gra­vi limi­ta­zio­ni fisi­che nuo­ve stra­de ver­so una mag­gio­re auto­de­ter­mi­na­zio­ne. Siste­mi di assi­sten­za a con­trol­lo voca­le, eso­sche­le­tri moder­ni o con­trol­li intel­li­gen­ti per sedie a rotel­le mostra­no come le inno­va­zio­ni digi­ta­li pos­sa­no miglio­ra­re in modo dura­tu­ro la qua­li­tà del­la vita. 

L’e­let­tro­tec­ni­ca digi­ta­le ha fat­to pro­gres­si note­vo­li che apro­no alle per­so­ne con gra­vi limi­ta­zio­ni fisi­che nuo­ve stra­de ver­so una mag­gio­re auto­no­mia e qua­li­tà del­la vita. Dagli eso­sche­le­tri mioe­let­tri­ci ai con­trol­li intel­li­gen­ti per sedie a rotel­le fino ai vei­co­li par­zial­men­te auto­no­mi – la gam­ma di tec­no­lo­gie assi­sti­ve cre­sce costantemente. 

Dispo­si­ti­vi a con­trol­lo vocale
Gra­zie agli assi­sten­ti voca­li comu­ni, come Siri o Ale­xa, oggi diver­si dispo­si­ti­vi pos­so­no esse­re con­trol­la­ti tra­mi­te coman­di voca­li. La luce si accen­de, il riscal­da­men­to può esse­re rego­la­to, la tele­ca­me­ra davan­ti alla por­ta di casa mostra chi c’è davan­ti all’a­bi­ta­zio­ne e la por­ta elet­tri­ca può esse­re con­trol­la­ta tra­mi­te coman­di voca­li. Gra­zie allo smart­pho­ne, anche le per­so­ne con para­li­si gra­vis­si­ma pos­so­no bene­fi­cia­re di que­ste tec­no­lo­gie. La FSCMA sup­por­ta e con­si­glia gli inte­res­sa­ti in tut­ta la Sviz­ze­ra diret­ta­men­te sul posto, per­ché mol­te per­so­ne inte­res­sa­te han­no biso­gno di aiu­to nel­l’u­ti­liz­zo di tali assistenti. 

Eso­sche­le­tri: nuo­va mobi­li­tà gra­zie alla tecnologia
Un eso­sche­le­tro è una strut­tu­ra mec­ca­ni­ca indos­sa­ta ester­na­men­te sul cor­po che sup­por­ta o raf­for­za chi lo indos­sa. Ad esem­pio duran­te il lavo­ro fisi­co nel­l’in­du­stria o nei can­tie­ri. L’i­dea alla base è quel­la di sup­por­ta­re il cor­po con un cor­set­to di sup­por­to. Azien­de come Hil­ti o Festool han­no aper­to un pro­prio set­to­re per gli eso­sche­le­tri. Oltre al con­te­sto pro­fes­sio­na­le, esi­sto­no anche eso­sche­le­tri per la ria­bi­li­ta­zio­ne e l’u­so pri­va­to nel­la vita quo­ti­dia­na come mez­zi ausi­lia­ri per per­so­ne con disa­bi­li­tà. Gra­zie ad essi, le per­so­ne con para­li­si o debo­lez­za musco­la­re recu­pe­ra­no par­zial­men­te le fun­zio­ni moto­rie per­du­te. Aiu­ta­no ad esem­pio ad alzar­si, a cam­mi­na­re o a sol­le­va­re oggetti. 

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Mune­vo Dri­ve rico­no­sce i movi­men­ti del­la testa e li con­ver­te in segna­li di con­trol­lo per la sedia a rotel­le elet­tri­ca. (Foto: Mune­vo GmbH) 

neo1 di Vin­cent Systems
neo1 è un eso­sche­le­tro mioe­let­tri­co per l’e­stre­mi­tà supe­rio­re che può esse­re indos­sa­to sot­to i vesti­ti. È sta­to svi­lup­pa­to appo­si­ta­men­te per per­so­ne con fun­zio­na­li­tà limi­ta­ta di brac­cia e mani, ad esem­pio dopo ictus o lesio­ni del ples­so. Rile­van­do i segna­li musco­la­ri, con­sen­te movi­men­ti mira­ti e sup­por­ta così il recu­pe­ro del­le capa­ci­tà quotidiane. 

Exo­mo­tion® hand one di HKK Bionics
Exo­mo­tion® hand one è un’or­te­si mioe­let­tri­ca per la mano che con­sen­te alle per­so­ne con para­li­si flac­ci­da o spa­sti­ca del­la mano di affer­ra­re nuo­va­men­te. Rile­va i segna­li musco­la­ri pre­sen­ti – anche da grup­pi musco­la­ri alter­na­ti­vi – e li con­ver­te in movi­men­ti di pre­sa. Que­sto faci­li­ta mol­te atti­vi­tà quo­ti­dia­ne e pro­muo­ve l’autonomia. 

Con­trol­lo intel­li­gen­te del­la sedia a rotel­le: mune­vo Dri­ve o MyEcc
Per le per­so­ne con mobi­li­tà mol­to limi­ta­ta, mune­vo Dri­ve offre una solu­zio­ne inno­va­ti­va. Que­sto siste­ma intel­li­gen­te di con­trol­lo del­la sedia a rotel­le si basa su occhia­li smart che rico­no­sco­no i movi­men­ti del­la testa e li con­ver­to­no in segna­li di con­trol­lo per la sedia a rotel­le elet­tri­ca. In que­sto modo gli uten­ti pos­so­no con­trol­la­re la loro sedia a rotel­le a mani libe­re e in modo intui­ti­vo – un’e­le­gan­te alter­na­ti­va ai siste­mi di con­trol­lo con­ven­zio­na­li. Gli occhia­li pos­so­no esse­re gesti­ti con poco sfor­zo nel depo­si­to di mez­zi ausi­lia­ri del­la FSCMA. Il costo ele­va­to del­l’ac­qui­sto si rela­ti­viz­za di conseguenza. 

Con MyEcc una sedia a rotel­le vie­ne con­trol­la­ta tra­mi­te i movi­men­ti del­l’i­ri­de. Anche que­sta opzio­ne di con­trol­lo con­sen­te alle per­so­ne inte­res­sa­te di recu­pe­ra­re un pez­zo di auto­de­ter­mi­na­zio­ne. La FSCMA ha già abbat­tu­to impor­tan­ti osta­co­li nel cam­po del con­trol­lo spe­cia­le per gli enti finan­zia­to­ri come l’AI o la Suva e quin­di anche per le per­so­ne interessate. 

Vei­co­li auto­no­mi: la mobi­li­tà del futuro
Le auto a gui­da auto­no­ma potreb­be­ro svol­ge­re in futu­ro un ruo­lo signi­fi­ca­ti­vo per la mobi­li­tà del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà. Un gran­de poten­zia­le è offer­to dai vei­co­li di livel­lo di auto­no­mia 5, che ope­ra­no com­ple­ta­men­te sen­za inter­ven­to uma­no. Dal 2016 al 2021 a Sion cir­co­la­va­no gli SmartS­hut­tle «Valè­re» e «Tour­bil­lon» di PostAu­to. Sono sta­ti i pri­mi vei­co­li auto­no­mi al mon­do ad esse­re uti­liz­za­ti nel tra­spor­to pub­bli­co. La FSCMA vede in que­sto set­to­re un’u­ti­li­tà mera­vi­glio­sa, ma fino­ra non rea­liz­za­bi­le, per le per­so­ne con gra­vi limi­ta­zio­ni. Come sareb­be se una per­so­na in sedia a rotel­le potes­se sali­re auto­no­ma­men­te in auto, inse­ri­re la desti­na­zio­ne del viag­gio e arri­va­re a desti­na­zio­ne in sicu­rez­za? Pri­ma che ciò avven­ga, ci sono anco­ra alcu­ne sfi­de da superare:
– Fis­sag­gio del­la sedia a rotel­le: il fis­sag­gio sicu­ro e auto­no­mo del­le sedie a rotel­le nel vei­co­lo non è anco­ra com­ple­ta­men­te auto­ma­tiz­za­to. Siste­mi di aggan­cio come Dahl Vario­Dock™ offro­no solu­zio­ni fles­si­bi­li, ma spes­so richie­do­no adat­ta­men­ti manua­li.
– Stan­dar­diz­za­zio­ne: la varie­tà di model­li di sedie a rotel­le ren­de dif­fi­ci­le lo svi­lup­po di siste­mi di aggan­cio uni­for­mi. Sareb­be neces­sa­ria una stan­dar­diz­za­zio­ne a livel­lo di set­to­re per garan­ti­re un’am­pia com­pa­ti­bi­li­tà.
– Qua­dro nor­ma­ti­vo: in mol­ti pae­si, anche in Sviz­ze­ra e in Ger­ma­nia, i vei­co­li com­ple­ta­men­te auto­no­mi di livel­lo 5 non sono anco­ra auto­riz­za­ti per leg­ge. Pro­get­ti pilo­ta in cit­tà come Ambur­go o negli Sta­ti Uni­ti mostra­no tut­ta­via già i pri­mi suc­ces­si. Nel cam­po dei mez­zi ausi­lia­ri assi­sti­vi ci sono anco­ra mol­ti osta­co­li da rimuo­ve­re. Anche il con­cet­to di mez­zo ausi­lia­rio, che dal pun­to di vista giu­ri­di­co è sod­di­sfat­to solo se vie­ne indos­sa­to sul cor­po, deve esse­re ripensato. 

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MyEcc con­trol­la la sedia a rotel­le median­te i movi­men­ti del­l’i­ri­de. (Foto: HomeBrace) 

I mez­zi ausi­lia­ri digi­ta­li come oppor­tu­ni­tà per una mag­gio­re inclusione
Le tec­no­lo­gie pre­sen­ta­te mostra­no in modo impres­sio­nan­te come le inno­va­zio­ni digi­ta­li pos­sa­no con­tri­bui­re a miglio­ra­re la qua­li­tà del­la vita del­le per­so­ne con limi­ta­zio­ni fisi­che. Men­tre gli eso­sche­le­tri e i siste­mi di con­trol­lo intel­li­gen­ti tro­va­no già oggi appli­ca­zio­ne nel­la vita quo­ti­dia­na, l’in­te­gra­zio­ne dei vei­co­li auto­no­mi deve anco­ra affron­ta­re alcu­ne sfi­de. Con il pro­gre­di­re del­la ricer­ca, lo svi­lup­po tec­ni­co e l’a­de­gua­men­to nor­ma­ti­vo, anche que­sti osta­co­li potreb­be­ro esse­re supe­ra­ti – sul­la stra­da ver­so una mobi­li­tà più inclu­si­va per tutti. 

Gli spe­cia­li­sti del­la FSCMA sono aper­ti alle nuo­ve tec­no­lo­gie e tro­va­no sem­pre solu­zio­ni. Anche nel­la col­la­bo­ra­zio­ne con l’Uf­fi­cio fede­ra­le del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li si cer­ca­no modi per indi­vi­dua­re qua­li ulte­rio­ri opzio­ni di finan­zia­men­to pos­sa­no esse­re pre­se in con­si­de­ra­zio­ne e dove. La FSCMA ha in que­sto set­to­re la fun­zio­ne con­sul­ti­va di ogget­ti­va­re i nuo­vi mez­zi ausi­lia­ri dal pun­to di vista tec­ni­co spe­cia­liz­za­to e di evi­den­zia­re van­tag­gi e svantaggi. 

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Lo SmartS­hut­tle «Tour­bil­lon» ha cir­co­la­to auto­no­ma­men­te a Sion tra il 2016 e il 2021. (Foto: PostAuto)